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True Detective 3 | La recensione della Serie TV

True Detective 3 è riuscito alla grande a non deludere nessuna mia aspettativa. E ammetto fossero davvero molte alte, nei primi due episodi. Vi ricordate l’articolo sulle mie First Impressions, QUI? Bene, sono riusciti a farmi passare un mese e mezzo idilliaco, cinematograficamente parlando. Ogni settimana sapevo che c’era la puntata da vedere e mi organizzavo per esserci! Giuro, mi succede così raramente che quando accade quasi non ci credo. Ed è stato bello “respirare” tra una puntata e l’altra.

La costruzione di questa terza stagione supera di gran lunga le precedenti, per struttura narrativa e temporale. E questo grazie ad un’ottima sceneggiatura e due protagonisti da urlo. Mi auguro l’abbiate vista in lingua, per godere anche voi di tutti gli accenti smozzicati. Della stanchezza con cui hanno tirato fuori le battute. Della realtà attoriale che Mahershala Ali (premio Oscar per Green Book, by the way!) e sopratutto Stephen Dorff hanno saputo portare in scena. Non avrebbe funzionato senza loro due, senza due co-protagonisti chiusi, scorbutici, riservati, bruti. Eppure non si sono mai ripetuti nella loro verità attoriale, ogni scena era diversa, ogni espressione era diversa. E ci hanno regalato la narrazione di una vita, frammentata in tre linee temporali costellate da segreti mai svelati.

Siamo in Arkansans, scompaiono due bambini, la cittadina si barrica in un muro di paura; i due detective indagano, hanno una pista che viene ostacolata dai federali. Uno dei due si lega ad una donna che parlerà del caso in un libro, che diventerà un best seller minando il precario equilibrio delle persone coinvolte. Poi il colpo di scena, servito al secondo episodio che mette in discussione tutto. Un cambiamento che viene servito in tavola e che accompagna a piccolissimi bocconi, il consumo della cena.

La storia di Julie Purcell si infittisce di puntata in puntata, eppure non lo viviamo tanto nelle indagini tanto quanto nel come i protagonisti vivono la loro vita in funzione delle indagini. Il personaggio chiave che ammicca l’occhio allo spettatore ma che si fa odiare da quest’ultimo è proprio la moglie Amelia, interpretata da una bravissima Carmen Edjogo, con quel suo sguardo che buca lo schermo (“da panterona”, come se dice a Roma). Fino alla fine viviamo con un senso di disagio la sua relazione con Wayne, fino alla fine ci chiediamo che carte abbia in tavola da giocare.

True Detective 3 torna alle origini, offrendo una struttura più simile alla prima stagione. Un ripercorrere all’indietro l’intera vicenda, attraverso un racconto a tre voci e tre linee temporali. Eppure si distacca prepotentemente dalla prima serie (ma abbiamo tutti colto il collegamento, vero?) in termini di trama. Ho trovato la scelta di parlare del rapimento minorile, la prostituzione, la pedofilia davvero molto attuale; e la formula utilizzata me lo ha reso meno thriller “di impatto”, e più reale. Quindi avvicinandomi, da spettatrice, ad una realtà che tenderei ad allontanare, se non fosse parte di un mio personale intrattenimento visivo.

Ho vissuto il dramma di Julie Purcell come se potesse davvero accadere e non con un senso di distacco che generalmente provo guardando un thriller. E’ una verità così attuale che la stessa elaborazione di trama, le linee temporali, i continui salti non sono riuscite a distrarmi dalla ricerca della verità. E ho trovato meravigliosa la risoluzione finale che è destinata solo a noi spettatori, e non ai protagonisti.

True Detective 3 è una serie targata HBO andata in onda su Sky Atlantic dal 14 Gennaio al 25 febbraio 2019.

Articolo a cura di Arianna Bonardi

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