25 gennaio 2018

The Maze Runner: prepariamoci all’ultimo capitolo!

The Maze Runner – Recensione

 

Salve a tutti cinefili maniaci, benvenuti nell’angolo delle recensioni di Natasha!

Settimana prossima esce Maze Runner: La Rivelazione (The Death Cure), ultimo capitolo della saga The Maze Runner, e ho pensato di fare con voi un piccolo recap dei capitoli precedenti.

Attenzione! Ci saranno degli spoiler, quindi se non conoscete la saga, fate attenzione!

Facciamo quindi un’introduzione: di cosa parla The Maze Runner?

The Maze Runner è ambientato in un futuro distopico, dove il mondo, dopo essere stato ampiamente bruciato dal sole, è stato attaccato da un virus potente che trasforma gli esseri umani in zombie, essenzialmente.

A cercare una cura è Wicked, potente organizzazione che, però, non si fa scrupoli ad usare come oggetti per i loro esperimenti dei ragazzi apparentementi immuni al virus.

Così inizia la storia di Thomas, ex alleato dell’associazione mandato tra i ragazzi oggetto di studio in un labirinto apparentemente impossibile da superare, e senza memoria alcuna del proprio passato.

Sarà proprio Thomas però a riuscire ad unire sotto la sua guida i compagni di quell’incubo, ad uscire dal labirinto e a scoprire la verità su ciò che è capitato al loro mondo.

Scopriranno ben presto, nel secondo capitolo di The Maze Runner, che fuori dal labirinto non è poi così meglio, anzi: si ritroveranno faccia a faccia con una Terra che ha affrontato l’apocalisse e che non è stata ancora risanata.

Senza contare che Wicked è sulle loro tracce, per utilizzarli ancora nello scopo della ricerca della cura. Alla fine del secondo capitolo, a causa del tradimento di uno dei personaggi, sarà rapito uno della squadra. E qui abbiamo lasciato i nostri eroi, pronti a salvarlo.

Abbiamo analizzato la trama, ora però passiamo ad una recensione veloce della saga.

Di The Maze Runner sicuramente attrae l’universo distopico, che ci rimanda a classici come 1984; credo che questa curiosità verso un futuro orribile sia un modo per l’essere umano di apprezzare cosa si ha e sdrammatizzare il “peggio” che potrebbe arrivare. In The Maze Runner (nei film, almeno) non c’è effettivamente una descrizione iper-dettagliata di cosa è successo e di come il mondo è nella sua interezza, ma è facilmente intuibile: le ambientazioni sono opprimenti, anche quando si è in spazi aperti, vi è una costante repulsione per ciò che circonda i protagonisti, che siano le mura di un labirinto o i resti di una città ormai distrutta.

In The Maze Runner, poi, vi è un elemento fondamentale: i personaggi. I personaggi sono veri, possono piacere o non piacere, ma perché sono effettivamente umani. Sono dei ragazzini davanti a qualcosa di infinitamente grande, ragazzini che reagiscono in modi differenti, che hanno paura ma che allo stesso tempo hanno un grande coraggio.

C’è anche da contare che The Maze Runner solleva domande di natura etica assolutamente non banali, e la principale è senz’altro: chi ha ragione?

Ovviamente noi siamo portati a tifare e ad empatizzare con i protagonisti, però secondo me è anche importante entrare nella mente di Wicked, o meglio, della sua direttrice, la Dottoressa Page: il suo scopo è trovare una cura al virus, quindi non si tratta di uno scopo sbagliato. È quindi più giusto sacrificare qualcuno per un fine superiore, oppure non utilizzare gli esseri umani come mezzo, e cercare una seconda via?

Voi cosa ne pensate? Avete visto la saga? Vedrete l’ultimo capitolo? Fatemelo sapere in un commento!

Natasha Vagnarelli

@BlackWidow

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