1 luglio 2018

Tau, il nuovo sci-fi Netflix che poteva dare di più

Netflix c’ha riprovato. È appena uscito questo venerdì (29 Giugno) ed è disponibile sulla piattaforma in rosso, il thriller-scifi “Tau”. Dalla sinossi leggiamo “È imprigionata in una casa tecnologica progettata da un genio sadico. Per fuggire dovrà sconfiggere una sofisticata IA.” (dove IA sta per Intelligenza Artificiale, of course). Il film si aggiunge a una lunga lista di prodotti fantascientifici, dai toni a tratti oscuri, che sembrano essere un po’ il trend dei film originali del 2018 per Netflix. Peccato solo che far parte di questo filone non sia poi tanto degno di nota, dato che lo sforzo di Netflix nel distribuire e pubblicizzare prodotti come The Cloverfield Paradox, Mute o serie come Altered Carbon non sia stato poi tanto premiato. Tau è invece un prodotto che vale la pena guardare?

 

Il primo lavoro di Federico D’Alessandro

Il nuovo film prodotto da diverse compagnie (Addictive Pictures, Kaos Theory) ma distribuito da Netflix, è il primo lavoro di Federico D’Alessandro, regista emergente che sebbene possa depistare col suo nome tutto italiano pare sia nato in Uruguay. D’Alessandro ha lavorato prevalentemente come storyboard artist (Le Cronache di Narnia – Il Viaggio del Veliero, Thor) per passare poi ad animatics supervisor (Avengers: Age of Ultron, Doctor Strange). Il gusto per la grafica non ha infatti abbandonato Federico, che durante le scene di Tau gioca molte volte con gli effetti speciali per disegnare forme luminose, immergendo spesso la scenografia in splendide atmosfere con luci e contrasti tra caldo e freddo.

Tau film Netflix Federico D'Alessandro
I contrasti di Tau.

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Anche il cast non è stato scelto a caso, dato che la protagonista, interpretata da Maika Monroe non è la prima volta che veste i panni di una forte ragazza tormentata dagli eventi: nel 2014  la Monroe ha infatti interpretato la giovane Jay, la ragazza in fuga nell’horror It Follows. Il freddo magnate che tiene prigioniera Julia (la protagonista del film) è il più noto Ed Skrein, prima “incarnazione” di Daario Naharis (Game of Thrones) e antagonista nel primo film su Deadpool, in cui interpretava Francis/Ajax. A prestare la voce a Tau troviamo invece il premio Oscar Gary Oldman, pensato come asso nella manica per attrarre anche il pubblico più scettico.

 

Tau – Non ci siamo, Netflix

Togliamoci questo dente però, dicendo che Tau è un po’ un’occasione sprecata. Il trailer non ci aveva poi promesso tantissimo, forse giusto una buona dose di tensione, che si è invece esaurita dopo i primi 20 minuti del film, per poi tornare a tratti.  Ma cosa ancor più importante, Tau, ovvero l’intelligenza artificiale che ci era stata presentata come un moderno HAL 9000 (2001: Odissea nello spazio) fa, in fin dei conti, meno paura di Siri quando le chiedete di raccontarvi una storia dell’orrore.

Tau film Netflix Federico D'Alessandro
Julia e Tau.

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Il pubblico che sceglie di vedere un prodotto del genere ha già visto film o serie Tv in cui l’antagonista è un’intelligenza artificiale e sa anche che determinate cose devono essere ben spiegate, perché non bisogna scordarsi che nel genere fantascientifico a giocare un ruolo fondamentale è proprio il contesto scientifico . In quanto macchina Tau può acquisire il libero arbitrio gradualmente, guadagnando l’umanità a piccoli passi, non in poche scene. Non è facile per un pubblico familiare al genere vedere un ologramma urlare di dolore quando gli vengono cancellate parti di codice per punirlo, perché Tau in sostanza, tolta la familiare voce di Oldman, resta comunque un software.

Tau film Netflix Federico D'Alessandro
Julia contro Aries, un modulo al servizio di Tau.

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Anche l’empatia che noi proviamo per Julia è quasi nulla, perché conosciamo ben poco della protagonista, che sembra aver sviluppato la sua tenacia in seguito a traumi infantili che però non ci vengono totalmente mostrati o raccontati. Skrein sembra l’unico capace ad uscire indenne da questo film, portando a casa una buona interpretazione tra l’ossessivo compulsivo, l’apatico e lo psicopatico.
A Tau manca uno scheletro narrativo forte, una minima backstory o qualche flashback sarebbero bastati per motivare le azioni dei protagonisti. Il contorno visivo, un ottimo comparto grafico e ricordare una puntata di Black Mirror non basta.

 

Tanta amarezza per l’app scarlatta, che pare stia puntando più sulla quantità che sulla qualità. Netflix, il pubblico vuole film belli come Okja!

 

Gaetano Sinatra

@PeterParker

  • Luca Chisari

    Beh diciamo che passare da storyboard artist a regista è un grosso salto, non so chi abbia curato la sceneggiatura, però siamo sempre lì, di fantascienza o no, prima di tutto le storie devono essere raccontate bene, se rendi la base credibile, e poi ci metti tutto il contorno che può essere fotografia, colonna sonora ecc, esce fuori un bel progetto. La cosa che (parere personalissimo) rimprovero a Netflix è che facendo film low budget dovrebbe concentrasi di più sulle storie, alla fine un bravo soggettista e un bravo sceneggiatore, sono le cose che costano di meno in un film e che fanno realmente la differenza.

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