17 settembre 2018

Sulla mia pelle- Gli ultimi giorni di Stefano Cucchi

Siamo sommersi di casi di cronaca nera tutti i giorni e purtroppo “Sulla mia pelle” si basa proprio su uno di questi.

Il film ci riporta agli ultimi sette giorni di vita di Stefano Cucchi, 31enne romano che nel 2009 é stato arrestato dai carabinieri dopo essere stato trovato in possesso di sostanze stupefacenti.

Infatti, come per il caso americano di Oscar Grant, rappresentato nel film Fruitvale Station, ci troviamo a vivere gli ultimi momenti di vita con gli occhi del protagonista, ma se per il ragazzo afroamericano è avvenuto tutto improvvisamente come in un blackout, la storia di Stefano Cucchi é partita dalle scale di un grattacielo fino ad arrivare ad un pianoterra senza luce e senza vie d’uscita.

E tutto questo viaggio verso la fine lo percepiamo bene anche grazie all’interpretazione magistrale di Alessandro Borghi, che non conoscevo, ma che dopo quello che ho visto cercherò di approfondire.

Il ricordo di Stefano Cucchi nella voce di Borghi

Alessandro Borghi in una scena del film
Alessandro Borghi in una scena del film

 

Quando un attore recita bene una parte, le vibrazioni che percepiamo sono le stesse di quelle che ci da un quadro antico.

Alessandro Borghi infatti, ha fatto un lavoro eccezionale, sia per quanto riguarda il corpo, (ha perso la bellezza di 18 chili per interpretare Cucchi), sia per quanto riguarda il suo tono di voce, che ha addolcito per somigliare di più a quello di Stefano Cucchi.

E proprio dalla sua voce esce fuori tutta la sofferenza, il suo stato d’animo, il suo essere problematico, e la tenerezza che in certi momenti ricorda quella di un bambino.

Sentiamo pianti, sentiamo malesseri che non vengono coperti per non “traumatizzare” lo spettatore, ma che anzi fanno in modo di essere percepiti direttamente sulla nostra pelle.

C’è stata molta attenzione anche nel trovare attori più grossi e più alti di Alessandro Borghi, dato che Stefano Cucchi era alto poco più di un metro e sessanta mentre Borghi più di un metro e ottanta: questo sempre per sottolineare quanto fosse piccolo il ragazzo e non farlo sembrare il “gigante” che non era.

Cosa dovremmo imparare dal film?

Scena finale del film
Scena finale del film

 

Dopo la visione della pellicola l’unica cosa che si riesce a fare è rimanere in silenzio e pensare.

Magari ci asciughiamo le lacrime perché abbiamo pianto di rabbia o di tristezza, e non sappiamo come reagire a quello che abbiamo visto e che abbiamo passato per 140 minuti.

Sappiamo solo che un ragazzo è entrato in prigione che stava bene e ne é uscito malmenato e morto, senza neanche la possibilità di poter rivedere la sua famiglia al completo per un’ultima volta.

Su come sia morto veramente Stefano ancora non ce lo sanno dire, e per questo la sorella Ilaria e i genitori del ragazzo continuano a combattere.

Però in realtà conosciamo qualcosa: sappiamo che ci sono persone che agiscono in maniera violenta e dalla quale non possiamo scappare, ma che possiamo combattere portando più storie come questa alla luce del sole e non lasciandole al buio di una stanza dove nessuno può sentirti.

Alla prossima

Ilaria Ricci

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