9 luglio 2018

Stronger: una grande storia che lascia a desiderare…

Era il 15 aprile del 2018 e durante la maratona di Boston, Jeff Bauman, perdeva le gambe a causa di un attentato terroristico, mentre aspettava al traguardo l’allora ex fidanzata, nel tentativo di riconquistarla.

Stronger, film basato proprio sul libro scritto da Bauman durante il periodo di riabilitazione, ci mostra un ragazzo qualunque, imperfetto, con una famiglia imperfetta che da un momento all’altro si ritrova davanti ad una grossa mutazione fisica e a tutto quello che ne deriva.

Ma soprattutto, Jeff, grazie ad una foto che lo ritraeva in mezzo alle macerie poco dopo l’attentato, diventa a tutti gli effetti un eroe nazionale e simbolo di speranza per le persone.

Nel film vediamo quanto questa corona di spine però, pesi sulla testa del giovane: mutilato da un attentato, e alle prese con la voce di una nazione che ha bisogno di un simbolo da sollevare per sentirsi “stronger”, o almeno è quello che sembra.

Il tutto però, è condito dalla storia d’amore con la fidanzata, che dopo la barbarie, baderà al ragazzo, fino ad innamorarsi di nuovo, anche se non senza ostacoli, dati anche i problemi di alcolismo di Jeff.

Ora, arrivati al finale del film si sente che forse in questo racconto tragico, ma che trova il suo lieto fine manca qualcosa…Ma cosa?

Sicuramente, questa, almeno sullo schermo è una storia lineare, che vuole condividere una rinascita, e vuole mostrarci quanto la forza di volontà umana sia in realtà senza limiti, anche se forse non viene proiettata proprio nel meglio dei modi, dato che non rende indimenticabile nelle nostre menti il personaggio di Jeff.

Per quanto nella prima parte del film, si soffra parecchio insieme al giovane, dato quello che gli accade, più in là, tutto diventa fin troppo piatto e sembra quasi di vedere un documentario che vuole arrivare direttamente alla fine, per ricordarti che lui è più forte di chi gli ha portato via le gambe, e che come direbbe qualcuno dalle nostre parti:”non ci avete fatto niente.”

Come da cliché, molto probabilmente il libro sarà senz’altro meglio, perché più autentico, e sicuramente nella biografia non vedrete il viso di Jake Gyllenhaal nei panni di Jeff Bauman.

Jake Gyllenhaal nei panni di Jeff Bauman
Jake Gyllenhaal nei panni di Jeff Bauman
Fonte; Fidelty News- Fidelty House

 

Dal trailer pensavo che questo sarebbe stato il ruolo definitivo della consacrazione per l’attore americano, ma detto sinceramente, forse a causa del film non troppo riuscito, anche questa è un’ occasione mancata del professionista per fare il suo salto di qualità definitivo.

Gyllenhaal è un attore misterioso, che sposa bene ruoli molto più tormentati e problematici: lui è nato per essere fuori di testa, almeno sullo schermo, e per quanto sia stata una sicurezza vederlo in questo film, per una delle prime volte concordo con la stagione dei premi che l’anno scorso lo ha completamente lasciato da parte.

Ma sappiamo tutti che prima o poi il suo grande momento arriverà, e anche se dovesse tardare ancora, il nostro Jake, ripartirà sempre più forte di prima.

Alla prossima.

Ilaria Ricci

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