Serie TV

Una Serie di Sfortunati Eventi: La recensione della terza stagione!

 

Salve a tutti cinefili maniaci, benvenuti nell’angolo delle recensioni di Natasha!
Oh, quanto mi mancava scriverlo.

Per la gioia di tutti o forse di nessuno sono finalmente tornata. Perdonate la mia assenza, ma mi sono ritirata in una grotta di montagna a cercare di elaborare il finale di stagione di American Horror Story: Apocalypse (di cui ho parlato QUI) e dopo essere riuscita circa a farmene una ragione sono incappata nelle vacanze natalizie ed i costanti cenoni e pranzi hanno reso impossibili tutte le azioni vitali che non fossero mangiare e digerire. Ma ora sono qui, pronta a recensire la terza ed ultima stagione di una delle serie tv che più hanno conquistato il mio cuore: Una Serie di Sfortunati Eventi. Il primo gennaio di quest’anno sono uscite le ultime sette puntate su Netflix, sette puntate che hanno ricoperto gli eventi degli ultimi archi narrativi. Se volete recuperare i miei altri due articoli su Una Serie di Sfortunati Eventi trovate QUI la recensione della seconda stagione e QUI una panoramica della serie e della prima stagione in particolare. E, dato che non c’è due senza tre, eccoci a recensire la terza ed ultima stagione di Una Serie di Sfortunati Eventi!

La recensione sarà divisa in due parti. La prima sarà SPOILER FREE, in modo che chiunque non l’abbia ancora vista non si rovini la visione ed una parte SPOILER nella quale farò maggiori considerazioni entrando più nel dettaglio degli avvenimenti.

Questa volta, la recensione non sarà divisa per archi narrativi, ma sarà unica, perché preferisco fare un discorso più generale e fluido.
Bene, buttiamoci subito in questa (ultima) serie di sfortunati eventi!

 

SEZIONE SPOILER FREE

 

 

Ammetto di star scrivendo la recensione di quest’ultima stagione di Una Serie di Sfortunati Eventi con molta emozione. Ero piccola, avrò avuto dieci o undici anni massimo, quando vidi per la prima volta il film tratto da questa serie di romanzi, e me ne innamorai. Tuttavia, non ebbi mai il tempo né l’occasione, per varie serie di motivazioni, di recuperare tutti i libri, quindi nella mia mente erano rimaste solo tante, tantissime domande alle quali non sapevo quando avrei trovato risposta. E proprio quando avevo quasi dimenticato quel film che mi aveva tanto colpito, ecco che Netflix decise di farmi questo splendido regalo, ovvero producendo una serie tv proprio su Una Serie di Sfortunati Eventi, una serie che avrebbe trattato tutti i libri, dandomi quindi tutte le risposte che avevo agognato. Per evitare di rovinarmi la visione, ho deciso di non cercare i libri (che tuttavia ora intendo recuperare) ed aspettare pazientemente tutte le puntate per avere finalmente una visione chiara di tutti i misteri che quel film mi aveva messo davanti agli occhi. Per questo sono emozionata, perché dopo circa dieci anni ho finalmente visto le avventure degli orfani Baudelaire concludersi.

Ebbene, posso dirvi che questa terza stagione di Una Serie di Sfortunati Eventi è non solo all’altezza delle aspettative, ma a mio parere le supera. Credo sia la migliore fra le tre, la più corta ma allo stesso tempo la più pregna di eventi, segreti, simbolismi. Si corre, in questa stagione, ci sono pochi attimi di pausa, si rimane con il fiato sospeso per quasi tutta la visione, e vi assicuro che avrete la costante voglia di scoprire di più, di cliccare sull’episodio successivo per sapere di più.
L’ultima stagione di Una Serie di Sfortunati Eventi ha sì un ritmo serrato, frenetico, ci sentiremo in fuga ed in corsa esattamente come Violet, Klaus e Sunny, ma allo stesso tempo si prende il suo tempo. Il mio timore era che per condensare il tutto, per rispondere a tutti i quesiti che le precedenti stagioni ci avevano mostrato, ci sarebbe stato un raffazzonamento, spiegazioni poco chiare, oppure buchi di trama. Invece no. Certo, accade tantissimo, e potrei anche essermi persa qualcosa, qualche riferimento, ma ho terminato l’ultimo episodio sentendomi soddisfatta. Estremamente soddisfatta.
Una Serie di Sfortunati Eventi ha mantenuto un livello generale molto alto, ma con questa ultima stagione si è superata. Non c’è stato nulla che mi abbia fatto storcere il naso, nulla che non mi abbia convinto, e ho finalmente avuto quelle risposte che tanto desideravo. Nonostante il finale lasci comunque qualche domanda, o meglio, nonostante sia un finale che lascia aperte varie possibilità, non si tratta di un finale aperto snervante, anzi. Si tratta di un finale semi-aperto, direi, agrodolce, quel tocco di mistero che ci piace, ma che allo stesso tempo dà una conclusione a tutte le vicende.
Vi ritroverete ad affezionarvi ancora di più a tutti i personaggi, anche ai quali che forse avete detestato per tutte le stagioni, riderete di gusto, sarete sorpresi, piangerete anche.
Ci sono sempre molti simbolismi, in Una Serie di Sfortunati Eventi, e tematiche più serie di quanto si possa pensare, e direi che quella che caratterizza quest’ultima stagione è la scelta. La riflessione sulle scelte, sull’etica di esse, su cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, e vi chiederete se chi avete sempre additato come cattivo sia effettivamente cattivo e chi avete sempre creduto buono sia effettivamente così innocente. Come recita una delle intro della serie: “chi vi ha detto che potete fidarvi davvero di noi?”

Promuovo assolutamente questa terza stagione. Assolutamente sì. Purtroppo non posso dire di più in questa sezione, poiché rischierei di fare davvero tantissimi spoilers, per questo vi mando a guardare la serie e poi tornare qui, per leggere la parte finale.
Per chi continuerà a leggere, ci vediamo qua sotto, per chi invece interromperà la lettura, vi saluto, e alla prossima recensione!

 

 

 

 

 

SEZIONE SPOILER 

 

Ho dovuto inserire questa clip, riguardandola più volte. Credo sia uno dei momenti più belli di Una Serie di Sfortunati Eventi, un guardare al passato, ripercorrere tutte le sfortune degli orfani Baudelaire ed emozionarsi per le avventure vissute con loro, e allo stesso tempo chiedersi come finirà la loro storia, una storia che, nel momento in cui queste note suoneranno, vi sembrerà senza alcuna via di fuga che possa comprendere un po’ di felicità.

Ovviamente, non potrò scrivere tutto, qui, o questa recensione diverrebbe lunghissima, ma vorrei soffermarmi su qualche particolare ed analizzarlo qui con voi.

In Una Serie di Sfortunati Eventi i misteri da risolvere erano davvero, davvero tanti, dalla V.F.D. alla zuccheriera, a Beatrice. Vedremo di trattarne qualcuno.

Primo fra tutti, la zuccheriera, ciò che pare essere stato la causa dello scisma all’interno dell’associazione. Cosa contiene, questa zuccheriera? Si scoprirà che essa contiene… zucchero. Ma non zucchero normale: in esso è contenuto il vaccino per le spore del Micelio Medusa, il fungo letale che finirà nelle grinfie del Conte Olaf. Legata alla zuccheriera, Beatrice, la donna amata da Lemony Snicket, colei che ruberà la zuccheriera stessa. Questa donna si scoprirà essere la madre di Baudelaire, sposatasi dopo che il suo amato Lemony si sarà addossato la colpa di aver ucciso (anche se erroneamente) il padre di Olaf, relegandosi ad una vita da fuggitivo. E a proposito di Olaf, vedremo vari dettagli della sua vita e capiremo, in fondo, per quale motivo sia diventato l’uomo senza scrupoli così ossessionato dai Baudelaire. E, alla fine, quando lo vedremo morire vicino all’amore della sua vita, Kit Snicket, sorella di Lemony, piangeremo per lui, come piangeranno gli stessi Baudelaire.
E riguardo al tema della scelta? Durante la serie potremo non solo analizzare ciò che i Baudelaire hanno fatto per tutta la loro rocambolesca fuga. Si può dire che fosse tutto giusto? Così come creare il Micelio Medusa, uccidere il creatore, prendere possesso della zuccheriera, tenere dei naufraghi sotto controllo su un isola per proteggerli, ma senza dar loro possibilità di scelta… cosa è giusto, cosa è sbagliato? Il fine giustifica i mezzi, oppure no?

Una Serie di Sfortunati Eventi è bella anche per questo. Per il suo farti scervellare non solo per risolvere gli stessi enigmi che i Baudelaire devono affrontare, ma anche per gli spunti di riflessione che dà.

 

Alla prossima recensione!

 

 

 

 

 

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