CINEMA

Il Primo Re | Recensione

Salve buongiorno e benvenuti io sono Violetta e questa è una nuova recensione. Oggi ho deciso di parlarvi di un film italiano decisamente diverso dal solito. Un film storico sulle origini di Roma: Il Primo Re.

PRODUZIONE

Il Primo Re, racconta la storia di Romolo e Remo e di come Romolo è arrivato a fondare Roma. Il film è stato scritto da Filippo Gravino, Francesca Manieri e Matteo Rovere, lo stesso “triumvirato” che ha scritto Veloce Come il Vento, il film con Stefano Accorsi e Matilda de Angelis, ispirato alla vita del pilota di Rally Carlo Capone che vinse svariati Nastri D’Argento e David di Donatello nel 2017. È diretto dallo stesso Matteo Rovere, regista anche di Veloce come il Vento.

CAST

Nel cast sono stati scelti Alessandro Borghi come Remo, Alessio Lapice. Borghi diciamo che non ha bisogno di presentazioni, ultimamente sta dominando il panorama attoriale italiano e lo abbiamo visto in più di un film e serie di successo o comunque prodotti che hanno fatto parlare di sé come Suburra serie e film, il Non Essere Cattivo di Caligari, Fortunata di Castellitto, il visionario The Place di Genovese, Ozpetek l’ha scelto accanto a Giovanna Mezzogiorno per Napoli Velata e infine di recente ci ha commosso e turbato in Sulla Mia Pelle. Alessio Lapice è comparso nel bellissimo film Il Padre D’Italia, ma probabilmente in molti lo conoscerete soprattutto per essere stato Alfredo Natale nella seconda stagione di Gomorra.

UN OMAGGIO A MEL GIBSON

La lunghezza della pellicola (pensate dura 127 minuti esattamente come la durata della director’s cut de La Passione di Cristo), la calma con cui si sviluppa, la rappresentazione esplicita della violenza che non lascia nulla all’immaginazione e la scelta della lingua originale dell’epoca in cui viene ambientato, ci riporta direttamente allo stile narrativo e rappresentativo di Gibson nei film storico/epici La Passione di Cristo appunto, ma secondo me soprattutto Apocalypto. Infatti anche qui come in Apocalypto, abbiamo un gruppo di personaggi (in Apocalypto era per lo più uno solo), strappati alle loro terre e incarcerati da un popolo bellicoso con l’intento di sacrificarli alla volontà di una divinità, che riescono a fuggire e devono attraversare una foresta piena di pericoli per portarsi in salvo. Grandi analogie con Apocalypto tranne il budget chiaramente. Conosciamo i nostri attuali limiti di budget nel cinema e per produzioni come questa di soldi ce ne vogliono un bel po’.

PUNTI DI FORZA

UN BUON INVESTIMENTO

Un lato positivo è certamente la decisione di aver investito un budget per quanto relativamente limitato rispetto alle produzioni Hollywoodiane dei film epico/storici, in un progetto simile. È certamente una novità. Infatti vi invito davvero ad andare a vedere il film in sala, innanzitutto per farvi una vostra idea, secondo di tutto perché sostenere questo tipo di cinema significa dargli la chance di avere nuove occasione di arrivare in sala anche con un budget superiore. Vediamo spesso gli Americani e il loro enorme mercato cinematografico, che si prodigano per racimolare quel po’ si storia propria cercando di farla fruttare in tutte le declinazioni, film sulla guerra di secessione, film sui presidenti americani, Pocahontas e inoltre siccome non gli abbasta mai, producono tantissimi film storici anche attingendo a modo loro in altre culture, senza escludere quella dell’Impero Romano per cui hanno una certa fascinazione, pensiamo ai vari Gladiatori, Spartacus, Ben Hur eccetra. Va bene gli Americani però possono tutto, vero, ma se pensiamo a un altro paese più piccino e più vicino, qui nella cara vecchia Europa, che cinematograficamente, ma anche televisivamente si dedica alle ricostruzioni della sua storia è la Gran Bretagna con tutti i vari film e serie sui suoi Re e Regine, ad esempio. Anche il nostro, come altri, è un paese ricchissimo di una storia millenaria quindi di materiale a cui attingere ce n’è davvero una quantità esagerata, sarebbe molto interessante se progetti come Il Primo Re fossero l’inizio di una lunga serie e se il budget venisse alzato, ma questo può avvenire solo se il film ha un successo. Molto pubblico, investimento maggiore.

LA LINGUA ORIGINALE

Un altra cosa interessante del film è stata aver scelto di seguire la scuola Gibsoniana della lingua originale. Così come La Passione è recitata in Aramaico e Apocalypto in in Maya Yucateco, Il Primo Re è recitato in Latino Arcaico. Questo rende l’esperienza del film molto più immersiva e credibile, cosa fondamentale soprattuto per un film di questo tipo. Non essendo molto abituati a prodotti simili recitati nella nostra lingua senza il filtro del doppiaggio, il film avrebbe potuto rischiare di perdere una certa atmosfera. L’ho trovata un’idea brillante quella di ricostruire il Latino Antico e sottotitolare tutto e vi garantisco che non è di pesante fruizioni perché i dialoghi non sono troppo lunghi o elaborati. È sopportabilissimo.

IL CAST

Altro pro, il cast è bravo e credibile, sia Borghi che Lapice sono convincenti, ma anche la vestale interpretata da Tania Garribba, un personaggio chiave nello sviluppo della storia. Anche il gruppo di fuggitivi che segue Remo è stato bene assembrato e sono tutti presenti e dentro il ruolo. Unica cosa forse a livello di direzione registica, c’era da asciugare un pelo l’appoggiatura tipica di Borghi, ovvero quelle caratteristiche che lo rendono subito Aureliano Adami in Suburra.

I COMBATTIMENTI

Penso sia una delle prime volte che in un film nostrano vediamo rappresentati i combattimenti in modo estremamente cruento e realistico, con un certo gusto gore, arti che si spezzano, mutilazioni, corpi trafitti dalla qualunque, volti tumefatti da scariche di pugni, sangue scuro e abbondante che schizza dappertutto ricordando lo splatter e non ci immaginiamo niente, ma vediamo tutto, ma proprio tutto tutto, le ossa che si rompono, le lame che fendono la carne in più e più occasioni,  facce che si rompono sotto alle nocche delle mani, ventri di animali squartati con tanto di estrazione di interiora, cuori spremuti come arance, over acting degli attori sulla sofferenza dopo i colpi mortali inferti. Insomma se avete lo stomaco delicato, ve lo sconsiglio, ma se con queste cose ci andate a nozze, vi piacerà.

I VISUAL EFFECTS

C’è anche la presenza di Visual Effects piuttosto importanti in un paio di scene, tutto il resto è effetti speciali, ma non vi spaventate, oddio se semo imbarcati nei visual effects, perchè è vero che non sono incredibili, ma sono credibili.

IL CORPO MASCHILE

È interessante anche una certa rappresentazione del corpo maschile a cui raramente siamo abituati. Mentre i corpi dei pochi personaggi femminili presenti sono ben coperti, mai sessualizzati e non ci sono le classiche scene da barbari che invadono il villaggio e le stuprano tutte, per i corpi maschili c’è un certo gusto nell’esporli. Gli uomini sono tutti semi-svestiti, ma mostrati ad esempio con la loro naturale peluria, quindi senza queste depilate di massa fittizie con la pelle cosparsa di olio come in Troy e parenti. Viene messa in evidenza la muscolatura maschile, così come anche zone più sensibili come le natiche, le cosce scoperte fino all’inguine. Non ci sono contatti tra corpi maschili e femminili, non si crea mai una vera tensione sessuale tra sessi opposti, ma abbonda invece il contatto tra i corpi maschili in una velata, delicata, eroticizzazione del corpo dell’uomo che abbraccia, tocca, carezza, il suo simile e poi lo picchia o lo brutalizza selvaggiamente. Una danza tra eros e thanatos che non dispensa nemmeno i due fratelli e che viene rivelata già da una delle primissime scene, quella della lotta nel fango. Vengono scelti degli uomini semi svestiti e fatti combattere in coppia l’uno contro l’altro in una pozza di fango. Scelte di rappresentazione estetica maschile interessante e originale.

SACRO E PROFANO

Ho apprezzato come viene messa in discussione e al tempo stesso costruita l’idea di divinità. La mitizzazione di un evento o un personaggio che viene costruita dai personaggi stessi, il timore che suscita la vestale, l’adorazione verso il fuoco in un mescolarsi tra realtà e superstizione che porta a chiederti, la profezia si è avverata perchè si sarebbe avverata comunque o il solo atto di averla pronunciata ha predisposto le intenzioni di Romolo e Remo e li ha condotti allo scontro finale? La rivalità tra i due fratelli sarebbe nata lo stesso se non fosse stata suggerita?

PUNTI DEBOLI

BUDGET LIMITATO

Nessun film è perfetto, passiamo perciò ai contro della pellicola. Il budget limitato purtroppo grava nell’insieme del prodotto, ma trovo che sia del tutto perdonabile e se il film andrà bene, temporaneo.

LA FOTOGRAFIA

La fotografia è abbastanza contrastata, molto belle le panoramiche ambientali sulle campagne selvagge, e interessanti i giochi luce/ombra dentro alla foresta. La luce che filtra attraverso i rami viene a sua volta filtrata da banchi di fumo che simulano la nebbia, ma che forse sono eccessivamente presenti dando quel tocco un po’ Film Fantasy di Italia Uno che non mi ha fatto impazzire. I personaggi non sono così facilmente distinguibili, sia perché da scrittura non vengono caratterizzati a sufficienza, ma anche perché la scarsa luce da cui sono bagnati e il fatto che sono perennemente coperti di fango non aiuta.

LA REGIA

Ci sono delle ingenuità registiche dettate probabilmente dal fatto che Rovere è alle prese con le sue primissime regie e una regia di questo tipo non è affatto facile e la maggior parte dei registi italiani non sono preparati come quelli Americani su questo. La regia infatti smorza spesso il crescendo della tensione che è il problema più grande del film. La parte più grave in cui secondo me l’energia viene spezzata ripetutamente avviene nella scena dello scontro finale tra Romolo e Remo in cui vengono alternate riprese ravvicinate di lotta lotta a riprese aeree che addirittura in un’occasione si allontanano dal combattimento. Avendoci abituato fino a quel momento a scontri particolarmente immersivi, non si capisce bene perchè proprio nel climax venga reso tutto più ovattato, peraltro durante le riprese aeree i due personaggi che lottano non sembrano coinvolti ma sembra che stiano eseguendo una vera e propria coreografia.

I problemi secondo me più grandi della narrazione sono due: la tensione e la rivalità tra i fratelli.

Il film non riesce a costruire un vero e proprio crescendo o comunque non sei teso in ansia per quello che può succedere da un momento all’altro durante il pericoloso viaggio. Ogni volta che inizia la salita verso un climax, viene facilmente smorzata, dando un ritmo a singhiozzi che potrebbe annoiare e alla lunga rende il racconto prevedibile. Vi garantisco che non è per la lunghezza della pellicola perché Apocalypto (che prendo a esempio per le molte analogie) dura quasi tre ore e c’è un crescendo così intenso che in alcuni momenti si smette di respirare, sarebbe stato bello assaporarlo anche qui, secondo me era il film giusto per farlo.

Quindi tensione a singhiozzi, ma un’altra cosa che ammazza un po’ è quella che sarebbe dovuta essere la costruzione di una tra le più leggendarie rivalità, quella tra Romolo e Remo. Il fratricidio è uno tra gli atti tra i più viscerali e spaventosi, perché si tratta della violenza, dell’odio che nasce nell’intimità di un legame d’infanzia. È un tema controverso quello della rivalità tra fratelli, che ha molte analogie nelle mitologie antiche per esempio Osiride e Seth per gli Egizi e Caino e Abele. Il film sceglie di raccontarci da vicino Remo. Remo è certamente il più carismatico, sente la responsabilità di proteggere il fratello, mette più volte a rischio la sua vita per salvarlo e il susseguirsi dei suoi successi, alimenta il suo lato oscuro, ovvero l’ambizione del potere che lo porta a sfidare l’idea della divinità e la convinzione che per dominare sugli altri serve incutere paura. Romolo invece, lo vediamo e lo conosciamo molto meno, appare meno carismatico e solo verso la fine del film iniziamo a capire che al contrario del fratello è più legato alla fede nella divinità e a governare con l’alleanza e la solidarietà, invece che disseminando terrore. Due archetipi stereotipati, che li portano allo scontro e che avrebbero potuto funzionare davvero molto bene se non fosse che non c’è una vera e propria costruzione del dramma nè c’è una crescita esponenziale della tensione, ma purtroppo si inciampa troppo spesso che fa smarrire il film in una chiusura che dall’ottima apertura mi sarei aspettata esplodere diversamente.

I TITOLI DI CODA

Ultima cosa che per me è davvero no, è la musica che parte a pallettoni su schermo nero nel momento in cui si chiude l’ultima scena e si aprono i titoli di coda. L’ho trovata un po’ una tamarrata.

In conclusione penso che questo film può piacervi se vi piacciono i film storici, se vi piacciono i film lunghi e dall’esodo lento, se amate il genere gore e splatter potrebbe darvi interessanti soddisfazioni, e anche se vi sono piaciuti La Passione di Cristo, Apocalypto, ma anche Redivivo.

Al prossimo articolo!

V. Rocks

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