27 gennaio 2018

NOMINATION ALL’OSCAR: Miglior regia – Road to Oscar #3

Road to Oscar

Continua la strada verso gli oscar. Nuova tappa: habemus nomination. Vediamo insieme la categoria dei migliori registi, commentandoli uno per uno.

Dunkirk

Christopher Nolan per Dunkirk

Finalmente Nolan ottiene la sua nomination all’oscar come miglior regista. Ne aveva già ricevute tre, due per la migliore sceneggiatura (Memento, Inception) e una per il miglior film (Inception). Quest’anno gareggia, oltre che come miglior regista, anche in qualità di produttore nella categoria miglior film.

Perché potrebbe vincerlo? Perché è quello con una fanbase più attiva e inferocita, che grida all’oscar da troppo tempo.
Perché è una vera macchina per fare soldi: quando Nolan si muove per un qualsiasi progetto sposta un mucchio di soldi e sfido qualunque produttore a dire di no al regista di Inception. Anche se Nolan presentasse alla sua casa di produzione l’idea di girare un lungometraggio del suo bagno di casa, racimolerebbe il doppio dei soldi necessari per il suo budget. Ricordiamo che, a differenza di quanto si pensa, l’oscar è prima di tutto un riconoscimento di eccellenza industriale prima che artistica. Raramente c’è posto per i capolavori d’estro low budget che si filano in tre spettatori di nicchia. Pensa a Ingmar Bergman, il miglior regista di film esistenzialistici e intimi: tante nomination che non si sono mai concretizzate in nulla.

Perché potrebbe non vincerlo? Perché Dunkirk non ha convinto proprio tutti. In particolare ha lasciato a bocca asciutta la maggior parte del pubblico che si aspettava un film di genere e si è ritrovata con una (quasi) sperimentazione formale e narrativa. Il mio collega Peter l’ha definito un “horror-porno”: è forse impazzito? Niente affatto, ha le sue buone ragioni. Scoprile cliccando qui.

Greta Gerwig per Lady Bird

Finalmente una donna in questa categoria, dopo tanti anni di arroccamento dei maschietti. Dà una speranza alla mia ragazza che studia regia e si sente dire troppo spesso che la regia è meglio lasciarla agli uomini. Greta Gerwig è la seconda volta che sta dietro alla camera e sforna un piccolo capolavoro, con tanto di en plein di nomination principali: miglior film, regia, sceneggiatura, attrice. Chapeau.

Perché potrebbe vincerlo? Perché è una donna. L’Academy lancerebbe un messaggio chiaro e conciso sul nuovo ruolo della donna nell’industria cinematografica. Soprattutto getterebbe un po’ di balsamo sulle ferite ancora aperte circa gli scandali sessuali. Inoltre stimolerebbe l’immaginario collettivo a ridisegnare la figura della regista/autrice donna, non più subordinata a figure maschili.
Perché Greta è intraprendente ed eclettica. Attrice fino a due minuti fa, passa alla regia e fa miracoli. Come quando giochi a scacchi per la prima volta e batti chi ti ha appena spiegato le regole. Fortuna del dilettante? O forse avevi già tutto dentro e ti serviva qualcuno che ti desse il la?
Ultimo ma non ultimo, perché Lady Bird ha una poetica chiara, riconoscibile, coerente. E questo l’Academy lo apprezza sempre.

Perché potrebbe non vincerlo? Perché, sinceramente, chi è Greta Gerwig? L’oscar è tutte le cose ci siamo detti prima, ma è anche il coronamento di una carriera. E in mezzo agli altri nomi, quello della Gerwig risulta un po’ appannato.

Il filo nascosto

Paul Thomas Anderson per Il filo nascosto

Giunto alla sua ottava nomination all’oscar, Paul Thomas Anderson quest’anno ottiene la chance di gareggiare per le categorie miglior regista e film (in quanto produttore).

Perché potrebbe vincerlo? Perché ci è andato a tanto così *gesto di indice e pollice che quasi si toccano* con il Petroliere nel 2008. In quell’occasione se l’è visto soffiare dai fratelli Coen per Non è un paese per vecchi. 
Perché se lo merita di più. Non parlo tanto di un confronto tra i film che gareggiano quest’anno (anche perché il suo non l’ho ancora visto). Alludo ad un paragone tra carriere e stili. Anderson ha saputo inventarsi uno stile tutto suo e declinarlo per generi filmici e storie completamente diversi. Quasi un’istituzione, una leggenda. Nolan è un fiume in piena, ma non è ancora giunto all’apice del suo stile. Ancora in parte acerbo. Del Toro ne azzecca uno e ne sbaglia tre.
Perché quest’anno porta un biopic, e all’Academy piacciono tanto i biopic.

Perché potrebbe non vincerlo? Non ci sono vere ragioni perché non vinca, eccezion fatta per un exploit registico dei suoi competitor, primo fra tutti Guillermo Del Toro.

 

Get out

Jordan Peele per Get Out

Questo fa sempre parte, insieme a Greta, della categoria: “Lui chi è?”.
E sempre con Greta condivide la fascia protetta, essendo afroamericano e rappresentante del più alto prodotto del cinema black dell’anno. Viva le minoranze!
Eh sì, Jordan Peele non l’avevo proprio considerato. Pur avendo visto il suo film mesi fa, non avrei mai e poi mai pensato di trovarlo nella cinquina dei migliori registi. Avevo sottovalutato il putiferio scatenatosi l’anno scorso per l’esclusione dei maggiori cineasti non caucasici dalle categorie. Ma è un palliativo.

Perché potrebbe vincere? Mmm perché non è caucasico? Perché il suo film è una satira anti-Trump? Perché si diverte a smontare alcuni stereotipi razziali? Perché la campagna di distribuzione del film si è avvalsa di Instagram? Boh. Comunque non vincerà.

Perché potrebbe non vincere? Perché è il regista di un film di genere, e tra l’altro di un genere poco apprezzato dall’Academy, il thriller psicologico. Inoltre non ha apportato chissà quali novità né tematiche né stilistiche.

La forma dell'acqua

Guillermo del Toro per La forma dell’acqua

Finalmente anche Guillermo riceve la sua nomination alla regia e, stando alla stampa straniera, mi sa che ci scappa pure la statuetta.

Perché potrebbe vincere? Perché La forma dell’acqua è il film “caso” dell’anno. Quel film che fa parlare di sé fin dalla sua prima proiezione. Un film sui generis, con attori non ancora idolatrati ma bravissimi, con una nota distintiva in ogni sua parte: fotografia, soggetto, ricostruzione scenica. Insomma quello che sono stati Titanic, The Artist, Birdman e altri. Ok, forse questa carta non è sempre vincente (La la land insegna) ma per quest’anno credo basti e avanzi.
Perché sarebbe l’oscar che non ha ricevuto per il Labirinto del fauno. Quel capolavoro non era stato nemmeno considerato tra le nomination, per un Guillermo troppo fresco. Shame.
Perché è messicano. Alejandro Iñárritu e Alfonso Cuarón. E non c’è bisogno che aggiunga altro.

Perché potrebbe non vincere? Non ci sono ragioni reali che lo squalifichino, tranne forse che Guillermo del Toro è meno navigato di Anderson.

Insomma questi erano i competitor con i loro punti di forza e di debolezza. Io penso di essermi schierato fin troppo apertamente con alcuni di loro. Tu cosa ne pensi?

Roberto Lunelio @TonyStark

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