5 agosto 2018

Netflix sbaglia di nuovo con Extinction

In quello che si prospetta un agosto davvero produttivo per Netflix, anticamera di un sempre più atteso settembre (arriva Maniac con Emma Stone, signori miei), Extinction si propone come un ulteriore prodotto che segua la scia della “SciFi fever” della piattaforma. Nonostante i poco entusiasmanti risultati di Tau (qui la recensione), Netflix, affidandosi al poco conosciuto Ben Young, ci riprova.
Michael Peña, noto per essere apparso in Ant-Man nel ruolo dell’irriverente Luis, è Peter, un padre che affronta, oltre ai classici complessi familiari, un’insonnia provocata da insistenti visioni di un futuro attacco alieno. Quando la finzione diventa realtà gli eventi però prenderanno una piega inaspettata tanto per i protagonisti quanto per lo spettatore. Se non fosse per alcuni grossi problemi che Netflix non ha ancora risolto con la realizzazione delle sue storyline, Extinction sarebbe pure un prodotto godibile. Quali sono i suoi punti deboli?

Extinction Netflix
Extinction
Fonte: Netflix

James McAvoy in Extinction?

Già nel 2013 Spenser Cohen (no, non è il fratello segreto dei Coen) aveva dato vita alla trama di Extinction per poterla dare in pasto ai migliori studios hollywoodiani. Qualche anno dopo (2016) fu l’Universal a proporre James McAvoy come protagonista e Joe Johnston come regista (Jumanji, Wolfaman, Captain America – Il primo Vendicatore, non un novellino quindi). Ma niente di concreto è stato realizzato nei mesi successivi alle trattative, con una conseguente perdita dell’entusiasmo iniziale dei partecipanti al progetto. Peccato davvero.

 

La famiglia in pericolo che spererete crepi malissimo

La trama del film, in buona sostanza è originale. Ha le giuste premesse, uno sviluppo action e un finale inaspettato che cambia l’intera interpretazione del film. È tutto ciò che c’è oltre che però non va. Sebbene l’atmosfera generale del film voglia trasmetterci la stessa ansia e insicurezza di un protagonista paranoico come Peter, lasciare che sia una fisicità come quella di Peña a farlo, che siamo abituati a vedere in panni più goliardici, è un po’ un errore. Questo non significa che Peña è obbligato a interpretare solo ruoli comici, semplicemente in questa pellicola stride.

Extinction Netflix Michael Peña
Michael Peña nei panni di Peter.

 

Se non riusciamo a immedesimarci in Peter, figuriamoci poi nella sua famiglia. Una moglie poco comprensiva (Lizzy Caplan) e due figlie che smettono di essere adorabili quando si trasformano poi in due lacrimanti richieste d’aiuto. Una di queste poi rischia mille volte la vita per un peluche, stereotipo classico che urla bambini=stupidi.

 

La debole realizzazione di Extinction

La sceneggiatura fatica poi, soprattutto all’inizio del film, a tenere attivo l’entusiasmo dell’abbonato Netflix medio, che ha un po’ un deficit dell’attenzione. Non serve a molto mettere in pericolo di vita ogni componente della famiglia se dopo rimangono illesi e appena usciti dalla sala trucco. Peter a fine film non ha in faccia neanche un rivolo di sangue, un graffio o dello sporco in generale. Lindo e immacolato, davvero poco credibile.
E la CGI, come ciliegina sulla torta meno invitante di sempre, pecca ogni tanto di “il mio falegname con 30 mila lire la fa meglio”. È inutile buttare a caso riferimenti a 2001: Odissea nello spazio se poi certi green screen citano qualitativamente Birdemic.

Extinction 2001: Odissea nello spazio
Citazioni futili

 

Che dire, con Netflix è sempre un terno al lotto. Un rollercoaster di qualità, da serie Tv di successo a film flop. Perchè questa agonia?

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Gaetano Sinatra
@PeterParker

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