29 gennaio 2018

Mudbound: un fiore nato dal fango raggiunge l’Oscar

Mudbound non è un girasole che si inchina al sole, non è una delle tante margherite che vengono calpestate e del quale non importa niente a nessuno, e certamente non è una rosa banale e snob.

Mudbound, come rappresenta il titolo stesso del film, è un fiore che nasce dal fango e che viene ripulito dal fiume di speranza che vi emerge tutto intorno.
A mighty river”, come cita la canzone di Mary J. Blige che fa parte della soundtrack del film, ma di questo tornerò a parlare più tardi.

Ci ritroviamo negli anni ’40 nel sud degli Stati Uniti, dove le schiene delle persone di colore vengono frustate con la stessa intensità con cui le bombe cadono nei cieli d’Europa.
C’è una famiglia bianca con un pezzo di terra da coltivare, e una famiglia nera che coltiva questa terra.
C’è la donna bianca interpretata da Carey Mulligan (“Il grande Gatsby”, “Drive”, “Shame”), più fragile e che nella vita ha sempre e solo sognato un marito e dei bambini, e c’è la donna nera più forte (la cantante Mary J. Blige) che insieme al marito, e per un incidente di quest’ultimo anche da sola, si ritrova a dover prendere in mano le redini della famiglia.

Una donna che dentro di sé ha una grande forza e che pur vivendo con l’angoscia di un figlio partito per la guerra non si perde mai d’animo.
Una guerra che non finisce ma che continua per il figlio della donna quando torna a casa, e che gli fa rimpiangere le bombe del campo.
Perché non importava se eri partito volontario a rappresentanza di una nazione che ti odia e che ti crede una scimmia, e non importava se eri quasi morto per lei: se nascevi con la pelle scura la porta da prendere all’uscita di un negozio era sempre quella posteriore.

Ma fortunatamente questo film Netflix ha preso la porta principale ambita da tutti, cioè quella degli Oscar.
E vediamo insieme chi ha contribuito a tutto ciò.

“Prime donne”

Dee Rees e Rachel Morrison
Dee Rees e Rachel Morrison

 

No, non mi riferisco a Madonna (la cantante), è bianca e privilegiata e noi non ce la vogliamo…

(Questa volta scherzo davvero eh!)

Queste belle signore che vedete qui, ma che in genere non vedete mai perché lavorano dietro le quinte, sono, a partire dalla sinistra, Dee Rees che ha collaborato per il riadattamento del film (Mudbound nasce come romanzo), portandosi a casa la nomination per la miglior sceneggiatura non originale, diventando così la prima donna di colore ad ottenere tale nomina.
L’altra invece è Rachel Morrison ed è la prima donna in novant’anni di cerimonie degli Oscar

(novanta, sì, proprio il numero giusto per una donna, a quanto pare…)Jennifer Lawrence

a ricevere la nomination per la miglior fotografia.

Ciò vorrà dire che ce ne vorranno altri 30 prima che una signorina vinca, altri settanta per nominare una donna di colore, ed altri centoventicinque per farle vincere entrambe.

(Molto probabilmente Adam Sandler otterrà un Oscar prima che tutto questo accada)

Sono contenta per loro ma… Che fatica, ragazzi!
Quindi, siamo scarse noi donne oppure non ci hanno mai filato di pezza?
Comunque complimentissimi a queste due!

Mary J. Blige: una magnolia nel fango

Mary J. Blige
Mary J. Blige

 

Allora, che Mary J. Blige abbia una voce da far venire la pace nel mondo nessuno lo mette in dubbio, a meno che nella vostra vita non ascoltiate solo Taylor Swift: allora ogni cosa vi farà schifo a parte lei.. Comunque per me Mary è la rivelazione di questo film.

La definisco una magnolia non solo perché mi sono alzata dal letto con il pollice verde, ma perché lei in questa pellicola rappresenta benissimo lo standard del fiore: forte, bello e che cresce prettamente nel sud degli Stati Uniti.
Vediamo una donna che si è tolta dalla faccia ogni segno di fama, di trucco e di ricchezza, per arricchire invece il proprio personaggio in modo autentico e reale.
È bello quando quello che si vede sullo schermo sembra vero, e Mary J. Blige pareva fosse proprio nata e cresciuta in mezzo a tutto quel fango.

Nomination alla miglior attrice non protagonista meritata secondo me, come è meritata quella alla miglior canzone che come ho già citato in precedenza si chiama “A mighty river”, scritta ed interpretata sempre da lei.
Non solo per il titolo, quando la si ascolta, si percepisce davvero un senso di pace, come un fiume che travolge e che porta via tutto lo sporco che nella vita si viene a creare.

 

“Life is a teacher, time is a healer,
And i’m a believer like a river wild…”

 

Ve la lascio qua in caso vogliate ascoltarla.

E anche per oggi è tutto cari ragazzi e ragazze, spero di avervi incuriosito, e di avervi fatto conoscere il film se non lo avevate mai sentito nominare fino ad adesso.
Perché dopo tutto non si vive soltanto delle “grandi” produzioni hollywoodiane, ma anche qualcosa di un po’ più nascosto e piccolo ogni tanto ci sta.
Se c’è qualcuno che invece tra di voi lo ha visto, mi faccia sapere il suo parere a riguardo lasciando un commento.
Alla prossima, come sempre dalla vostra Ilaria ormai tramutata in @PepperPotts

 

 

Ps: Il fiore che cresce nelle avversità è il piú raro e il piú bello di tutti
Cit. Mulan

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