22 ottobre 2018

La geniale seconda stagione di American Vandal

Salve a tutti cinefili maniaci, benvenuti nell’angolo delle recensioni di Natasha!

Sapete, miei cari lettori, io amo i documentari, specialmente quelli che riguardano vicende storiche, casi particolari, personaggi famosi. Avete presente, quelli dove viene messa in scena la situazione, e poi i protagonisti e esperti vengono intervistati su sfondo monocolore? Ecco. Questa commistione di scene girate ed interviste mi fa davvero impazzire.
Sapete cos’altro mi piace? Forse l’avrete già capito da qualche mia recensione, ma l’assurdo, il grottesco, mi fa davvero impazzire. Immaginate quindi queste due cose messe insieme, un documentario e un avvenimento grottesco, orrido, magari anche misterioso. Non è così facile da ottenere, ma per fortuna esistono i mockumentary.
Un mockumentary è un finto documentario, girato esattamente come se fosse uno vero, solo che la trama, i personaggi, le situazioni, sono inventate.

American Vandal, di cui recensiremo oggi la seconda stagione, disponibile su Netflix, è una serie mockumentary.
Peter Maldonado e il suo co-produttore Sam sono coloro che gestiscono il tutto, coloro che, nella serie, montano il documentario ed indagano su alcuni casi, in entrambe le stagioni in ambito scolastico, in cui un vandalo, appunto, crea scompiglio tra lezioni e classi.
Vi dirò la verità: mi sono buttata sulla seconda stagione a capofitto e, se guardate il trailer, capirete perché. Ma spieghiamo comunque.

Peter e Sam vengono contattati da Chloe, studentessa alla prestigiosa scuola St. Bernadin, la quale racconta di tre atti vandalici compiuti nella sua scuola, e nonostante la polizia abbia indicato lo studente Kevin MacClain come colpevole, la ragazza è convinta che il giovane sia stato incastrato.
Lei è convinta che non sia lui il Bandito della Cacca.
Sì, avete letto bene. Bandito della Cacca. Perché questo vandalo, autoproclamatosi così sul proprio profilo instagram, ha commesso tre atti vandalici che hanno, come filo conduttore, le feci.
Inserire cacca di gatto negli spara-magliette per i pre-partita, riempire di escrementi una pinhata ma soprattutto, il peggiore, il più disgustoso, causare il Brownout.
Il nome potrebbe darvi un’idea, ma vi spiego cosa sia: mettere un sacco di lassativi nella limonata della mensa, facendo quindi esplodere tutti gli studenti in attacchi di diarrea per tutti gli angoli dell’istituto.
Disgustoso, grottesco. E geniale.

Questa seconda stagione di American Vandal si concentra su questo caso decisamente riprovevole, senza però rivelare chi sia il colpevole, lasciando quindi lo spettatore ad indagare sul caso insieme a Peter e Sam. E vi assicuro, non riuscivo a smettere di guardare.

American Vandal ha sicuramente molti punti di forza, e tra questi c’è, per l’appunto, la trama. Per essere un caso di vandalismo ambientato in una scuola, la suspance è costruita benissimo, ci sono colpi di scena, tanti dati, pezzi di puzzle che sembrano cozzare, per poi incastrarsi perfettamente.

I personaggi di American Vandal, poi, sono davvero brillanti. Oltre alla recitazione molto buona, i personaggi che ci vengono proposti sono decisamente umani. Alcuni potranno essere sopra le righe, ma non risultano mai troppo. Mentre guardavo la serie, potevo quasi associare persone di mia conoscenza ai protagonisti della stagione. Lo stile mockumentary, poi, aiuta molto a creare un maggior legame con i protagonisti stessi: l’illusione che essi siano persone vere, e non attori, funziona bene, e ci fa interessare alle loro vicende in maniera incredibile.

Ma di American Vandal, la vera essenza e la vera genialità è la satira e la critica sociale. La trama, i personaggi, le situazioni, la grottesca idea di un Bandito della Cacca servono tutte allo scopo di criticare il sistema scolastico che, molto spesso, non è imparziale come dovrebbe, e soprattutto è molto più influente per la crescita psicologica dei ragazzi di quanto si possa pensare.
Personaggi come DeMarcus o Kevin sono quello che sono, con i loro pregi e difetti, perché sono stati trattati in una certa maniera non solo dai compagni di classe, ma anche dai professori, dal sistema. Ed è paradossale ed inquietante pensare a quanto, in fondo, la realtà possa essere così vicina alla finzione, e come quelli che sono personaggi scritti ed interpretati, siano così simili a persone esistenti. In fondo, siamo tutti parte di una grande recita?
L’identità è un tema fondamentale in questa stagione di American Vandal. Identità celate, vere, false, costruite. Ci rendiamo conto della parte che recitiamo, se la recitiamo? E ci rendiamo conto del ruolo degli altri, nella nostra vita?

 

 

Natasha Vagnarelli

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