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GREEN BOOK | Recensione | #RoadToOscar

Salve buongiorno e benvenuti io sono Violetta e questo è un nuovo articolo recensione per la serie Road To Oscar. Se volete recuperarne altri cliccate QUI. Se invece volete vedere la versione video di questa recensione cliccate QUI.

GREEN BOOK: UNA STORIA VERA. 

Il film Green Book è ispirato a una storia vera, in cui un rustico buttafuori italo-americano di nome Tony Vallelonga detto Tony Lip e il talentuoso pianista afro-americano Don Shirley, affrontano insieme un lungo viaggio attraverso il sud degli stati uniti per il tour musicale di Shirley, guidati nelle loro tappe dal Greek Book, il libro verde, ovvero una guida dove sono indicati alberghi, ristorante e simili che tollerano la presenza delle persone nere. In pratica Trip Advisor ai tempi del razzismo. Durante il lungo viaggio, i due impareranno a conoscersi e a rispettarsi e tra i due nascerà un’amicizia importante.

LA REGIA

La regia è affidata a Peter Farrelly che di solito siamo abituati a conoscere come uno dei due fratelli Farrelly. Infatti Peter e Bobby Farrelly lavorano soprattutto in coppia come registi e fino ad ora si sono occupati della regia, della sceneggiatura e della produzione di film perlopiù comici e/o comico-demenziali come Scemo e più Scemo, Tutti Pazzi per Mary, Io Me e Irene, Amore a prima Svista, Lo Spaccacuori e via dicendo, quindi questo Green Book è una notevole sterzata per Peter rispetto ai precedenti lavori con il fratello, ma al tempo stesso non è un prodotto completamente sganciato dallo stile dei Farrelly. Non mi fraintendete, non c’è l’elemento comico, né quello demenziale, ma ci troviamo invece davanti a una commedia drammatica, con vari momenti ironici. Far sorridere e riflettere allo stesso momento non è affatto facile eppure guardando attentamente il film, ci si rende conto che è stato possibile e anche con una certa spontaneità. Dello stile Farrelly infatti il film porta con sé una certa purezza d’animo, tanti buoni sentimenti, una tenera ingenuità e semplicità di rappresentazione e quella capacità di saper commuovere e intenerire il pubblico, ma senza risultare banale.

CONTROVERSIE

Nel film risulta l’attrice Octavia Spencer (The Help, La Forma dell’Acqua) tra i produttori esecutivi ed è scritto da Farrelly in collaborazione con Nick Vallelonga, il figlio di Tony Lip. Ci sono state varie controversie sulla storia raccontata da Nick Vallelonga, infatti la famiglia di Don Shirley sostengono di non essere stati interpellati nella ricostruzione dei fatti che secondo loro sono testualmente una “sinfonia di menzogne” raccontate da Vallelonga jr, mentre quest’ultimo si difende dicendo che è dispiaciuto del loro malcontento, ma crede essere causato dal fatto che molte cose non le hanno sapute da Don Shirley in persona ma dal racconto di Vallelonga, per questo si sentirebbero feriti reagendo negativamente. Entrambi i protagonisti della storia non ci sono più perciò a dirla tutta non lo sapremo mai con certezza.

IL CAST

I protagonisti di questa pellicola sono Viggo Mortensen nel ruolo di Tony Vallelonga e Mahàrshala Alì in quello di Don Shirley, ma c’è anche Linda Cardellini che interpreta Dolores, la moglie di Vallelonga. Mi è piaciuto molto come è stato rappresentato il personaggio di Dolores, perchè è vero che deve un po’ tollerare i comportamenti rozzi del marito, ma è anche vero che lui nonostante i suoi difetti, è un esempio positivo nella relazione. Infatti le dimostra i suoi sentimenti senza vergogna scrivendole innumerevoli lettere, cosa considerata poco mascolina per personaggi come quello di Tony Lip, capiamo che è lei a gestire i conti quando vediamo che lui le consegna il denaro di una scommessa e la include nelle decisioni importanti come quella di partire per il viaggio con Don Shirley che addirittura chiede a lei il permesso di assumere il marito.

VIGGO MORTENSEN

Viggo Mortensen è un attore a cui sono affezionata, mi è molto simpatico e di solito apprezzo i suoi film, ma non me ne vogliate se siete suoi fan, trovo le sue capacità un po’ sopravvalutate, soprattutto in alcuni ruoli, questo compreso. In questo caso specifico il suo phisique du role, nonostante la pancia da mangia-spaghetti che gli hanno fatto metter su, non ricorda propriamente quello di un italiano medio. Guardando la foto del vero Tony Vallelonga, che ha un aspetto più tipico, ci rendiamo conto che non ricorda molto Viggo. Questo perchè Viggo ha degli affascianti tratti nordici che tradiscono le sue origini Danesi. Viggo è più un tipo alla Mads Mikkelsen o alla Nikolaj Coster Waldau. Secondo me il phisique du role se interpreti personaggi caratterizzati in modo così peculiare come quello di Tony Vallelonga e che hanno addirittura origine in una persona reale, non si dovrebbero ignorare più di tanto. Per quanto riguarda l’interpretazione come buttafuori italo-americano l’ho trovato un po’ macchiettistico in alcune scene per le movenze e la gestualità all’italiana non sempre spontanea. Nel complesso però mi è piaciuto e se sentite il film in lingua originale scoprirete che alcuni dialoghi Viggo li recita in italiano, un italiano imbastardito dalla lingua anglosassone, ma pur sempre italiano. Questo è un aspetto che ho apprezzato anche se sinceramente nonostante io sia madre lingua italiana, si capisce di più quando parlano in inglese che in italiano.

MAHARSHALA ALI

Mahàrshala Alì mi è piaciuto molto. La sua interpretazione è impeccabile. È perfettamente in parte. Dona al personaggio l’eleganza e la leggerezza nella gestualità e nelle movenze, di come pensiamo possa essere un uomo cresciuto con una certa educazione come la sua. Il contrasto tra il suo essere così snob e distino e le situazioni umilianti per la sua persona, davanti a cui si trova, danno vita alla forza della sua dignità, concetto che sta molto a cuore a Shirley nel film. Secondo me Alì è uno di quegli attori che ha il quid in più, uno di quelli capaci di switchare da un ruolo all’altro con estrema versatilità e quella spontaneità che te lo fa sembrare una persona diversa ogni volta. Vi basti anche solo aver visto quale tempra completamente differente aveva in Moonlight e che interpretazione altrettanto credibile ci regalò. 

UN FILM DI CUORE

Fortunatamente non è il classico genere in cui l’uomo bianco impara a conoscere l’uomo nero e smette di essere razzista. O meglio, non solo. Infatti è vero che Green Book è un film sul razzismo contro i neri, ma attraversa anche tutto un sottobosco di altre discriminazioni che sono quella verso l’omosessualità e quella tra bianchi stessi che si scatena contro il buttafuori Tony Lip e le sue origini italiane e anche tra persone molto istruite che ritengono stupide quelle meno istruite solo perchè non hanno avuto gli stessi privilegi e questo lo vediamo nel rapporto tra Shirley e Tony. È un film che si riceve di pancia, pieno di buoni sentimenti, nonostante sia molto interessante, mi è piaciuto e vi consiglio di vederlo, non l’ho trovato eccezionale. La struttura apprezzabile, è quella del grande classico “insieme per forza”. Una impianto che intrattiene sempre molto. Due personaggi particolarmente diversi che si ritrovano ad affrontare un’avventura insieme e ne usciranno cambiati e certamente più uniti. In questo caso ha il sapore di una favola, è molto dolce, è toccante, a volte forse troppo pulito e delicato, diciamo cerca di prendere il meglio dal peggio, impegnandosi a trasmettere insegnamenti giusti cercando di tradurre argomenti molto complessi in un linguaggio alla portata di tutti scegliendo di non andare a complicarsi eccessivamente la vita, ha un sapore Natalizio e fiabesco. Alcuni passaggi sono un po’ prevedibili, come il finale, come se il film seguisse una passeggiata rassicurante con qualche temporale estivo qua e là ma che alla fine non mette davvero in crisi il percorso.

DON SHIRLEY

Ho trovato interessante la rappresentazione che hanno scelto per Don Shirley. Di solito un personaggio nero gira intorno più o meno a determinati ruoli e a determinate caratterizzazioni. Di solito i ruoli sono quello del simpatico, dello scafato, la spalla, il delinquente. Alì invece qui è un uomo cupo, molto rigido, ma anche un geniale pianista, ricco, molto istruito e snob, schifato dai modi scurrili di Vallelonga al punto da trattarlo inizialmente con una certa spocchia, con sufficienza, evidenziando la sua limitata capacità di comunicazione e cerca di insegnargli le buone maniere e i comportamenti corretti come un maestro con un bambino o un padre con un figlio, ma i ruoli pian piano si ribalteranno man mano che Tony diventa sempre più protettivo con Shirley.

TONY LIP 

Tony Lip invece rappresenta l’immigrazione di una minoranza etnica negli Stati Uniti, quindi nonostante non venga discriminato per il colore della pelle, anche lui non è che integrato nella società americana e persino Shirley lo discrimina con il pregiudizio che una persona che non ha avuto un’adeguata educazione è sciocca e insensibile.

RAZZISMO E DISCRIMINAZIONE

Il film riesce a trasmettere la pesantezza di una vita vissuta accerchiato da persone che di default ti considerano inferiore, diverso, qualcuno di cui non ci si può fidare. Si sente il disgusto degli altri, l’essere visto letteralmente come un alieno che arriva da un altro mondo ogni volta che Shirley entra in una stanza di bianchi, ma nel suo caso anche quando entra in una stanza di neri. Shirley infatti vive un conflitto che fa fare al film un discorso molto interessante. Si sente solo perché finché suona nei salotti e nei locali dei bianchi, viene osannato come musicista, ma gli viene anche fatto capire che non potrà mai davvero integrarsi con loro, ad esempio invitandolo a usare un bagno apposito, dandogli un camerino inadeguato per cambiarsi e non volendolo seduto nei propri ristoranti. Al tempo stesso il privilegio dell’istruzione e del guadagno che si riflette nel suo look signorile e nelle sue geniali capacità musicali, lo fanno sentire un pesce fuor d’acqua anche tra le persone nere. Perciò si ritrova a subire sguardi giudicanti da una parte e dall’altra. È quasi come se Shirley ci tenesse a tenersi a distanza alla cultura afro nata negli States, perché la percepisce come una ghettizzazione. Ai neri piace il jazz, il pollo fritto, il Gospel e le treccine e non può piacere loro altro. Queste sono cose che sono nate nella cultura nera in America, ma lui le respinge perché ha paura di essere etichettato.

PARLARE CON LE IMMAGINI

La regia mi è piaciuta molto, ci sono alcuni elementi che parlano ad alta voce anche senza essere spiegati. Come per esempio un’inquadratura nel ristorante dove a Shirley viene rifiutato un posto a tavola, sulle statuine della natività, stringendo sul bambinello biondo, con gli occhi azzurri e la pelle candida. Questo per farci arrivare come un pugno in faccia l’ipocrisia di una delle appropriazioni culturali più famose della storia del mondo. Gesù di Nazareth era Israeliano. Dubito che che avesse le guanciotte pallide e i capelli dorati. Oppure l’immagine della casa di Shirley  dove vediamo una camera arredata in maniera ricca, sfarzosa e kitsch, con elementi che si rifanno alla cultura Africana, come zanne di elefante, maschere e statuine intagliate del folklore tipico, lui addirittura siede su una sorta sedia adibita come un trono e si presenta a Lip con abiti tradizionali. Tutta quest’ostentazione e dimostrazione di avere una profonda e radicata cultura del suo paese d’origine, rifiuta la cultura afro-americana nascente e inoltre la sfarzosità ci ricorda la ricchezza di Shirley che spende per mostrarsi come un piccolo re nel suo regno e ci racconta quanto abbia bisogno di colmare il vuoto d’identità e di considerazione che sente dentro.

NO AL POLLO FRITTO

Infine vorrei citare un momento del film che mi ha colpita, quello in cui Lip dice a Shirley che lui non si offende quando lo chiamano mangia-spaghetti perciò non capisce perché Shirley si dovrebbe offendere se gli viene offerto del pollo fritto dando per scontato che sia un cibo che piace agli afro-americani. La differenza chiaramente sta nel fatto che, per quanto l’espressione mangia-spaghetti in senso denigratorio maleducata, si riferisce comunque a una tradizione culinaria italiana che fa parte della nostra cultura e ci rappresenta e ci rende anche celebri in tutto il mondo. La pasta è un vanto per l’italiano, solo noi sappiamo come fare la pasta e facciamo gli snob con gli americani che ci scacacciano sopra il ketchup. Offrire come se fosse un omaggio gradito del pollo fritto fatto in casa a Shirley durante una cena fatta in suo onore da persone bianche, per ringraziarlo della sua musica, ha un valore un po’ diverso. Il pollo fritto non è una tradizione Africana. È solo un cibo economico e la sua scelta piuttosto che quella di qualcos’altro, non è una scelta data da una cultura, ma da una scarsa disponibilità economica. Il pollo fritto veniva consumato perché era sì buono, ma anche economico, quindi per necessità, non perché è il piatto preferito degli afro-americani, come erronea convinzione dei bianchi. 

Bene amici, questo era tutto quello che volevo dirvi per oggi su Green Book. Vi ringrazio aver letto.

Violetta R. 

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