23 novembre 2017

Il Gioco di Gerald: magari fosse una partitina alla PlayStation!

il gioco di gerald

Il Gioco di Gerald: La Recensione

Salve a tutti cinefili maniaci, benvenuti nell’angolo delle recensioni di Natasha!

Data l’uscita nelle sale della prima vera opera cinematografica basata sul classico dell’horror It, ho pensato: “Perché non dedicare una recensione ad un’altra trasposizione di un altro romanzo di Stephen King?” Si dà il caso che Netflix abbia prodotto Il Gioco di Gerald, film uscito sulla piattaforma di streaming il 29 Settembre, ed io proprio non posso ignorare questo segno del destino!
Forza, buttiamoci subito in questo lungometraggio come farebbe un bambino in un tombino infestato da un clown ginger.

Oh, solo un momento. Prima di iniziare, è necessario che faccia il solito disclaimer.
                                                                   SPOILER.

Ok, ce la siamo levata. Iniziamo?

Facciamo finta di non conoscere assolutamente nulla della trama, facciamo finta di non aver dedotto
nulla da trailer e locandina. Immergiamoci nella visione con la più totale non-conoscenza.
Tutto inizia in modo idilliaco: una coppia, con in sottofondo una canzone romantica, fa le valigie.

 

 

Come in un qualsiasi horror/thriller che si rispetti, però, un inizio felice è presagio di morte,
distruzione e sangue.
Infatti, non passa nemmeno un minuto e possiamo già capire che il “gioco” pensato da Gerald non sia una partita a calcetto con i vicini, né una gara di rutti.

 

 

Manette. Manette serie, non piumose manette rosa da sexy shop.
Per carità, non trovo assolutamente nulla di male in qualcosa di un po’ più piccante a letto, ma grazie a 50 Sfumature ho paura degli orrori che una pellicola contenente delle manette possa contenere.
… Cosa? Dalla regia mi dicono che 50 Sfumature non dovrebbe essere un film dell’orrore. Davvero?
Eppure io ho avuto i brividi durante la visione, non scherzo.
Comunque, torniamo ai nostri piccioncini.
Oh, bene, è apparso il titolo, ora sono sicura di non star guardando davvero 50 Sfumature.
Eccoli in macchina, in una strada assolutamente deserta (beati loro, solo io riesco a trovare traffico anche in cima al Monte Bianco?) mentre ascoltano la radio, e finalmente possiamo dare una bella occhiata ai nostri protagonisti: alla nostra destra troviamo Gerald (Bruce Greenwood), detto anche manina birichina, mentre alla nostra sinistra vi è la consorte, Jessie (Carla Gugino), detta anche colei che blocca manina birichina.
Perché questi due soprannomi? In sintesi, lui le infila la mano sotto la gonna, lei gliela prende e vi dà un bacino sul dorso. Scena descritta, possiamo andare avanti.
A questo punto Gerald pronuncia l’unica frase che non avrebbe mai dovuto pronunciare.

 

 

L’ha detto gente, l’ha detto. Sono condannati, direi che non c’è più niente da vedere, moriranno entrambi in atroci sofferenze.
… Oh, mancano ancora un’ora e quarantuno minuti, mi sa che dobbiamo dare un’occhiata anche a quelli.
Comunque, cerchiamo di sintetizzare un po’ altrimenti questa recensione diventa una tesi di laurea.
La coppietta arriva in questa splendida villa isolata di cui l’unico vicino è un cane randagio al quale Jessie dà della carne che vale 200 dollari a porzione. Va be’.
Comunque, spreco di soldi a parte, ricordatevi il cane, ci servirà dopo.
Ed ora inizia il gioco!
Camicia da notte in seta per lei, pillolina blu per lui, letto con spalliera, manette… abbiamo tutto!
Diciamo però che il roleplay non va esattamente bene: lui si fa prendere un po’ troppo dalla cosa, lei si ribella perché in realtà non voleva farlo fin dall’inizio, i due litigano e Gerald muore.
Mh? Sì, non sto scherzando, muore sul serio! Boom, infarto. Nemmeno due minuti di dolore al braccio sinistro.

 

 

Ovviamente a Jessie prende un po’ il panico poiché è ammanettata al letto, in una casa isolata, senza cibo né acqua, e con poche, se non nulle, possibilità di liberarsi.
Passano un po’ di ore e, a peggiorare la situazione, arriva il cane di prima che decide di assaggiare il braccio di Gerald.
A questo punto, capiamo che la nostra protagonista ha qualche problema psichico, dato che inizia a vedere e a sentire non solo Gerald, ma anche una copia più spigliata e sicura di se stessa.
Queste due allucinazioni ci raccontano qualche cosa in più riguardo il rapporto fra i due coniugi, che pare fosse andato a scatafascio da un po’ di tempo, ma per fortuna non si limitano a quello: spronano Jessie a cercare di sopravvivere, dandole alcuni indizi su come resistere fino all’arrivo di qualcuno.

 

 

Però siamo in un racconto di King, vi aspettate forse che non ci sia qualche elemento ancor più terrificante della possibilità di rimanere morta a causa di un gioco erotico?
Di notte, a far visita a Jessie, appare una creatura non esattamente rassicurante, una creatura che, però, pare sia più reale di quanto non sembri.
E mano birichina non aiuta, mettendosi a dire che quella è la morte. Grazie, Gerald. Grazie.

 

 

Arriviamo ora alla parte clou della storia, la parte più terribile, ovvero il passato di Jessie. Scopriamo il perché della mente debole della donna, il perché delle sue turbe psichiche.
In un flashback, assistiamo alla scena in cui, durante un’eclissi di sole, la giovane protagonista e il padre rimangono da soli, lei seduta sulle gambe di lui, a contemplare lo spettacolo.
Che scena dolce, vero?
No, non lo è. Perché il padre si masturba.
Ecco, l’ho detto, troppi giri di parole sarebbero serviti a poco.
Yeah, che cosa allegra. Yu-uh. Perché non mi sono messa a recensire il film di Spongebob?
Comunque, oltre all’atto orribile in sé, veniamo a conoscenza dell’arte manipolatoria di questo padre, che fa sentire in colpa la figlia, riuscendo a convincerla a non dire nulla di quanto accaduto.
Riflettete, voi che dite “eh, ma se non l’ha detto allora le è piaciuto bla bla bla.” Ok? Avete imparato la vostra lezione? M-e-r-a-v-i-g-l-i-o-s-o.

 

 

Entriamo dunque nelle fasi finali del film. Jessie deve scappare, altrimenti morirà e, a prendere la sua anima, arriverà il Ghoul/Morte/Uomo brutto di prima.
Ha una sola possibilità, ovvero usare qualcosa che possa fungere da sostanza oleosa per far scivolare almeno una mano fuori dalla manetta, prendere la chiave, liberare anche l’altra mano e andare all’ospedale più vicino.
Cosa può usare, però, la nostra Jessie?
Sangue. Ebbene sì, si taglia una mano in modo da far uscire abbastanza sangue da lubrificare l’intera mano.
Di ciò, non metto immagini, perché la scena è un po’— ok, è molto cruenta, e magari vedere una mano ribaltata come un calzino potrebbe essere poco piacevole.
Il piano funziona, ma il Ghoul arriva comunque; come fare? Jessie, nonostante sia convinta che quella sia solo un’altra allucinazione, decide di assecondare la creatura e il suo palese hobby di collezionismo e donandogli il proprio anello.

 

 

Jessie ce l’ha fatta: riesce a scappare con la macchina e proprio grazie allo schiantarsi contro un albero, viene trovata e portata in ospedale.
Pare essersi risolto tutto, no? Be’, c’è un pezzo del puzzle che manca, e quel pezzo è proprio l’anello. Come ha fatto a sparire nel nulla, se la Morte era solo una sua fantasia?
Riguardo a ciò, non vi dico altro. Gustatevi il finale e scoprite da soli la verità. Lasciate che ritorni la luce dopo l’eclissi.

 

 

Che dite di fare qualche considerazione generale, ora?
Il Gioco di Gerald è sicuramente un film ben realizzato: nulla è lasciato al caso, ogni dettaglio è fondamentale e sarà una sfida stare abbastanza attenti da non perdersi nulla. Il ritmo è incalzante, angosciante, proprio come dovrebbe una pellicola di questo genere. Questo film fa abbastanza male psicologicamente, non solo per il terrore di ritrovarsi in una situazione simile, ma soprattutto per le scene di abuso nei confronti della piccola Jessie. Proverete tanta rabbia, ve lo assicuro.
Tecnicamente il film è molto curato: luci, fotografie e inquadrature opprimono quanto basta, senza risultare asfissianti; si tratta comunque di un’opera elegante, lontana dalla regia horror più underground.
Non mi esprimo sull’attinenza al libro dato che, mea culpa, non l’ho letto.
Vi ringrazio per aver letto questa recensione e spero che vi abbia invogliati a guardare questo film.
Prima di lasciarci, consiglio del giorno: quando si tratta di bondage, siate previdenti. La sicurezza prima di tutto!

                                                      Natasha Vagnarelli
@BlackWidow

  • Predator Xx

    non credo guarderò il film non essendo una grande amante del genere, ma ho apprezzato molto la tua recensione frizzante, se possiamo dire così, nonostante i temi. Ma nell’assurdo caso mi venisse voglia di guardarlo, probabilmente sarebbe tutto merito tuo, quindi grazie 😉

    • Natasha Vagnarelli

      Sono molto contenta che la recensione ti sia piaciuta! 🙂
      E nel caso tu decida di guardarlo, fammi sapere se ti è piaciuto! <3

    • Natasha Vagnarelli

      Sono molto contenta che la recensione ti sia piaciuta! 🙂
      E nel caso tu decida di guardarlo, fammi sapere se ti è piaciuto! <3

  • Carla Chaquebien

    Sarà che la storia la conoscevo già, che sono nettamente più vecchia di quando ho letto il libro… Ma come mi ha fatto venire il patema d’animo la storia cartacea… Il film non ce la può fare! Però ammetto che hanno fatto un buon lavoro, riuscendo a restare piuttosto fedeli al testo.

    • Natasha Vagnarelli

      Io non ho letto il libro, quindi da questo punto di vista non posso giudicare, però certo come trama non è leggera, decisamente!
      Spero comunque che la recensione ti sia piaciuta 🙂

    • Natasha Vagnarelli

      Io non ho letto il libro, quindi da questo punto di vista non posso giudicare, però certo come trama non è leggera, decisamente!
      Spero comunque che la recensione ti sia piaciuta 🙂

      • Carla Chaquebien

        Molto! L’ho trovata frizzante e divertente!

  • Caterina Tricase

    Sinceramente non è un genere di film che guardo, ma l’attrazione per le dinamiche psicologiche sono interessanti!
    Ottima recensione: descrizione dettagliata della trama, rappresentazione dei protagonisti e allusioni varie pertinenti…
    Citare un grande regista….e il tutto alleggerito da un commento allegro, ironicamente serio e molto fresco, come la mente di una giovane donna sprint per es. ottimo linguaggio chiaro e curato! Una recesensione che potremmo definire seria, obiettiva, complessa ma inondata da una brillante semplicità….
    Può sembrare una contraddizione, ma a parer mio nn lo è, lo definirei quell’equilibrio tra serietà e leggerezza, o azzardando, ironicamente, tra “follia e genialità”!
    Grazie!
    Questa recensione mi spinge spontaneamente a guardare il film.
    Ottimo lavoro!

    • Natasha Vagnarelli

      Grazie mille per questo commento! Sono davvero contenta che la recensione sia piaciuta così tanto!
      Mi lusinghi, davvero! 🙂
      Mi fa anche molto piacere che tu abbia deciso di guardare il film! Fammi sapere poi se ti è piaciuto!

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