22 aprile 2018

Ghost Stories – Dal palcoscenico al grande schermo

Romanziamo per un attimo il termine scientifico “Imprinting”. Possiamo sicuramente adattare questo fenomeno anche al mondo cinematografico. Una sorta di colpo di fulmine che può coglierti quando meno te l’aspetti. Inizi a guardare un film con poche aspettative, con nessuna idea chiara sulla trama e vieni esattamente condotto dove sceneggiatura e regia vogliono condurti. A fine proiezione la scintilla è scattata e senti l’esigenza di rivederlo, di parlarne con tutti. Con Ghost Stories DEVE andare così. Non bisogna pretendere nulla dalla trama, non rovinare tutto gasandovi con litri e litri di hype e occhio a non esagerare con lo scetticismo e con la razionalità. Crediate nei fantasmi e alle loro storie.

Ma non perdiamoci in chiacchere troppo impegnative, sarà La Boss a dirci la sua questo giovedì sul suo canale.

Cerchiamo invece di sviscerare l’origine e la crescita di queste Ghost Stories.

 

Ghost Stories – The Play

 

Il nuovo prodotto di casa Lionsgate è il risultato di un passaggio da palcoscenico a grande schermo. I registi e scrittori del film, Andy Nyman e Jeremy Dyson, sono infatti coloro che hanno dato alla luce Ghost Stories nel febbraio del 2010, debuttando con uno spettacolo di circa 80 minuti senza interruzioni al Playhouse Theatre in Liverpool. Il successo fu grande sin dall’esordio e permise lo spettacolo di raggiungere il Lyric Theatre e il Duke of York’s Theatre di Londra nel 2011. Viene poi rilanciato all’Arts Theatre nel 2014 fino a raggiungere nel 2015 la Sydney Opera House, inaugurando un tour nazionale australiano concluso ad ottobre del 2016.


Il grande successo è dovuto all’innovazione dei temi, ad un marketing suggestivo e ad una forte complicità con il pubblico, cercando di ridurre al massimo la divulgazione della trama e garantire un’esperienza più genuina a chi non avesse ancora visto lo spettacolo. Una pièce che forse a teatro stupisce e inganna ancora di più rispetto alla sua nuova versione su schermo, grazie soprattutto alla transizione di Phillip Goodman (lo stesso Andy Nyman) da narratore a protagonista degli eventi più inaspettata e coinvolgente.

 

Andy e Jeremy – Giocare in casa è meglio

 

Un grande asso nella manica è sicuramente il duo che ha dato vita al progetto. Andy Nyman e Jeremy Dyson vivono la stessa Inghilterra grigia e così intrisa di mistero sin da giovani e a cui si sono ispirati pienamente per la realizzazione di Ghost Stories. La scrittura stessa dello spettacolo teatrale nasce dalla grande cultura horror a cui sono affezionati (Amicus Productions e Hammer Film Productions le loro muse, dichiarano) e la trasposizione filmica non è stata affatto complicata grazie al taglio dinamico della storia originale.

Jeremy Dyson e Andy Nyman Fonte:Digital Spy

 

La capacità di Andy di condurci esattamente dove vuole e permettere che “la mente veda ciò che vuole vedere” non è di certo innata. Nyman è infatti un illusionista affermato e ha lavorato a fianco del famoso mentalista Derren Brown con cui ha realizzato la serie Derren Brown – Mind Control and Trick of the Mind. Peccato forse che la presenza scenica di Nyman non sia forse esattamente adatta al grande schermo e ricordi a tratti Martellone, grande comico in Boris.

Gli attoroni da fanservice

 

Il film sfrutta proprio come un palcoscenico la possibilità di concentrarsi su un unico personaggio e sulle loro Ghost Stories, e gli episodi che riguardano Simon Rifkind e Mike Priddle danno un grande spazio a Alex Lawther e Martin Freeman, attori inglesi che stanno cavalcando l’onda del successo e guadagnando grande consenso dai fan.

Alex Lawther e Martin Freeman.

 

L’abilità del primo e l’esperienza del secondo hanno senza ombra di dubbio reso il film molto più accattivante e popolare e la loro bravura occupa interamente lo schermo quando viene data loro l’opportunità di raccontarsi.

Credo sia parecchio originale, non è un film banale, non è un horror trito e ritrito, ma è caparbio, non solo nei contenuti ma nel suo stile” dichiara Martin Freeman al canale di talkRADIO. Confessa invece alla premiere che “É uno dei lavori più godibili che ho svolto finora. Le riprese con me sono durate non più di due settimane ma è stato davvero delizioso e mi sono divertito molto”.

 

 

Il tour domenicale dell’ansia si conclude qui, auspicandoci una costante crescita della qualità e della varietà di stile in un genere parecchio screditato da numerosi prodotti che di horror hanno solo il rapporto qualità-prezzo. La chiave di film come Ghost Stories è l’immedesimazione e la tensione creata con silenzi e attese, non i jumpscare random e forze paranormali poco credibili.
Peccato forse per alcune scelte registiche e dettagli introdotti che magari rovinano la percezione dello spettatore. Vedere per credere, insomma.

 

Gaetano Sinatra

@PeterParker

13 marzo 2018

Animali Fantastici e I Crimini di Grindelwald | TRAILER REACTION

Ciao! La mia reaction al primo trailer di “Animali Fantastici e i Crimini di Grindelwald” e qui sotto il trailer […]

21 maggio 2018

Deadpool 2: come far parte della X-Force (pt2)

Adesso che ho anch’ io la mia foto personalizzata con tanto di nome ben stampato sulle tette( ha detto tette…Tetteeeee), […]

20 maggio 2018
Deadpool

Deadpool 2 – La seconda volta non si scorda mai (Pt. 1)

Dopo l’amara conclusione che Infinity War ci ha sbattuto in faccia, Deadpool 2 è un po’ la battuta volgare che […]

19 maggio 2018

Lars Von Trier scandalizza Cannes ma è tutto marketing

In sala le persone si sono alzate e hanno detto a mezzo stampa che il film di Lars Von Trier The […]

14 maggio 2018

Margot Robbie è Sharon Tate, chi farà Charles Manson?

Mancava solo l’ufficialità, che proprio da qualche giorno è arrivata: Margot Robbie interpreterà Sharon Tate, nell’ultimo film di Quentin Tarantino […]