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Errementari: Il Fabbro del Diavolo – La Recensione | Violetta Rocks

ERREMENTARI

Errementari – Il fabbro del diavolo è un film del 2017, diretto da Paul Urkijo Alijo

«Questa storia, così come tante altre, inizia da un uomo in carne ed ossa. Un uomo che ha saputo eludere il patto con il diavolo con grande astuzia»


La pellicola racconta una leggenda in particolare del folklore basco, quella di Paxti Errementaria un violento e burbero fabbro che nella prima metà del 1800 strinse un patto col diavolo per sopravvivere alla guerra e poter tornare a casa dalla moglie. Tornando trova la sua vita completamente stravolta, e si rifugia nella sua fucina, nascondendo un grande dolore e un terribile segreto. Ma tutto cambia quando una bambina del villaggio riesce a penetrare la fortezza di trappole e croci del fabbro.


Errementari è passato un po’ in sordina su Netflix, ed è un peccato visto che vale davvero la pena parlarne. Non è di certo un capolavoro, ma in un contesto cinematografico come quello attuale siamo finalmente davanti una pellicola che vuole raccontare una storia. E basta. Una storia lineare che sviluppa una trama con dei personaggi credibili e ben articolati. Anzi, il punto forza sta proprio nell’aver voluto rappresentare creature ultraterrene con un mix di fragilità e ironia che non stonano affatto con il dramma della leggenda. Ho adorato le varie personalità dei demoni, che si staccano fortemente dall’idea del “male” in sé , poiché ci vengono introdotti con mille fragilità umane.


E sebbene vi siano intersecati diversi generi e argomenti, si va dal biblico al profano al demoniaco ai classici cliché fiabeschi del cattivo contro il villaggio, al termine della visione noi abbiamo partecipato ad una storia. Una sorta di rituale a più livelli, da quello umano a quello infernale. Una passeggiata nel dark e nel grottesco. Non mi accadeva da diverso tempo, di divertirmi e lasciarmi coinvolgere così; un po’ hanno giocato a suo favore le bellissime ambientazioni, la fotografia curata e il fascino della lingua originale. Infatti Errementari è recitato in una specie di lingua indigena che da realtà e profondità agli attori. Il rischio di fallire o rendere grottesca un’interpretazione in una sceneggiatura come questa è sempre molto alta, e invece veniamo rapiti dall’incantesimo macabro e diamo per buono quello che ci viene mostrato. Persino nel finale, una sorta di dantesco riepilogo.

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