19 ottobre 2018

Emma Thompson: Il Verdetto e Analisi di un’Attrice | #ARICINEMA

Emma Thompson magistrale ne “Il Verdetto”. Sembra quasi un gioco di parole ma questo “The Children Act”, nelle sale italiane dal 18 Ottobre, ha riassunto la grandezza dell’espressione recitativa di Emma Thompson. L’abbiamo conosciuta e amata in qualità di attrice in poche ma decisive pellicole: “Saving Mr. Banks”, “Love Actually”, “Ragione e Sentimento” e “Casa Howard”, premio Oscar come Miglior Attrice. (Il secondo se lo è portato a casa nel 1995 per la sceneggiatura de “Ragione e Sentimento” tratto dal romanzo di Jane Austen).

Inglese raffinatissima, laureata con una tesi su George Elliot; ha incassato il colpo del tradimento da parte dell’ex marito Kenneth Branagh con nientepopodemeno che Helena Bonham Carter nel 1994, ripiegando su una brillante carriera di attrice. Dove effettivamente i suoi ruoli più celebri sono legati proprio a donne vittime di tradimento o alle prese con relazioni difficili.

E questo “Verdetto” non è da meno. Fiona Maye è un Giudice di carriera, al centro dei media inglesi poiché lavora per il tribunale dei Minori (da qui il titolo inglese “The Children Act”), curando casi di grande interesse mediatico. E lo fa con grande passione e disciplina, tanto da trascurare il marito, un bravissimo Stanley Tucci, da sempre uno dei miei attori caratteristi preferiti. Il quale le confesserà di aver intrapreso una relazione extraconiugale, giustificandosi dietro la totale assenza di lei. E lo fa nel momento più difficile per Fiona, alle prese con una famiglia di Testimoni di Geova che non permette la trasfusione di sangue per Adam (Fionn Whitehead, già visto in “Dunkirk”) malato di Leucemia, in biblico tra la vita e la morte e la sua scelta di voler morire per seguire i principi della sua religione. E Fiona, sensibilizzata forse dalla sua crisi matrimoniale, o mossa da qualche istinto di maternità mancata, decide di far visita al ragazzo in ospedale per sentire lei stessa cosa può spingere un sedicenne a rifiutare la vita.

I temi trattati sono delicati: fede, scelte difficili, la morte, famiglie disagiate. Una bella sfida per il regista Richard Eyre, su sceneggiatura di Ian McEwan, lo scrittore del romanzo “La Ballata di Adam Henry” da cui è tratto questo film. E non c’è necessità di indagare oltre la trama, dal momento che a sorreggerla c’è la bravura di Emma Thompson. Si riconferma anche in questa pellicola eclettica ed unica. Ha dei leit motiv recitativi presenti in ogni sua interpretazione.

Partiamo dalla mimica facciale. Ogni suo personaggio è accompagnato da ammiccamenti, movimenti delle labbra, macchinazioni facciali che lei rende da sempre un suo marchio di fabbrica. “Scattosa”, “ammiccante”: Io la definirei così, la recitazione di Emma Thompson. E la sua bravura sta sempre nel contestualizzarla e renderla naturale in qualsiasi scenario interpretativo. Ogni movimento del suo corpo prende delle pause assieme ai pensieri del personaggio. Non si preoccupa della vicinanza con la macchina da presa, a volte sembra sussurrare le battute con impercettibili movimenti delle labbra che scompagnano i pensieri del personaggio.

Sopratutto ne “Il Verdetto” dove gli occhi di Fiona corrono lungo tutti gli atti giudiziari; gli stessi occhi che poi si poggiano sul ragazzo, Adam, e che sorridono alle sue stesse, giovani parole. Strappa un brivido anche la scena finale, dove finalmente Fiona crolla sotto il peso di una situazione più grande lei. La sua immobilità racconta tutto, eppure Emma Thompson riesce a parlare col corpo e con le intenzioni non espresse. Buca lo schermo, arriva allo spettatore, gli mostra una Fiona che in realtà già conosciamo ma che è sempre diversa, in ogni passaggio.

Questo perché Emma Thompson rimane una grande, superlativa interprete.

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