3 marzo 2018

Elsa di Frozen è lesbica? Questo è indottrinamento, ma quello giusto.

Elsa lgbt

Perché la gente in questi giorni non fa altro che parlare del lesbismo di Elsa?

In un’intervista al New York Post, Jennifer Lee, regista e autrice di Frozen, ha parlato delle teorie dei fan su Elsa:

Mi piace tutto ciò che le persone pensano e dicono sul nostro film. Si sta creando un dialogo e Elsa è un personaggio meraviglioso che parla a tanti.”

L’autrice sembrerebbe quindi confermare le speranze di molti fan di avere la loro prima principessa gay. E perché no?

La Disney dagli anni ’90 in poi ha voluto rivolgersi ad una fetta sempre più grande di pubblico infantile. Per far appassionare bambini di tutto il mondo alle loro storie ha deciso di includere sempre più etnie e minoranze nei suoi cartoni. Prima Aladdin, poi Mulan, La principessa e il ranocchio, Oceania, fino al più recente Coco. Immaginatevi ragazzini cinesi o arabi che vedono le loro tradizioni proiettate in un mondo fiabesco! Perché allora per un ragazzino che sta scoprendo di essere gay dovrebbe essere diverso? Ci vuole un cartone che parli di loro e a loro. E non solo a loro.

I cartoni animati non sono che un primo contatto con la realtà; ruolo educativo che un tempo spettava ai libri di favole. Attraverso le fiabe i bambini imparano che il mondo è vario. Che le persone non sono tutte uguali e ognuno ha il proprio modo di relazionarsi con gli altri. Perché un bambino non deve sapere che esistono persone che si innamorano di persone dello stesso sesso e altre che si innamorano di persone del sesso opposto?

Non è paraculo

Se la cosa andasse realmente in porto (e nessuno può dirlo tranne, ovviamente, Salvini) l’unica cosa che mi verrebbe da esclamare alla Disney sarebbe “Chapeau!”.

Devo ammettere che ho guardato con sospetto ai tentativi di infarcire i recenti live action con tiepide scelte politically correct. Pellicole che strizzano l’occhio alla comunità lgbt senza prendere una vera posizione e talvolta giungendo a risultati antistorici e paradossali (come nell’ingenuo adattamento de La Bella e la Bestia: no corsetti e libraio gay). Ma in questo caso non avrei che da togliermi il cappello.

La ritengo una scelta coraggiosa e sensata: Elsa è la protagonista del cartone, beniamina delle fan e già icona gay per la sua filosofia molto “Let it go”. Già nel primo cartone la principessa si era dimostrata insofferente alle costrizioni sociali, aveva passato una fase di transizione dolorosa, paragonabile a quella che molti ragazzi gay devono intraprendere prima di accettare se stessi e di farsi accettare dagli altri. Il personaggio è quindi un vettore compatibile con un messaggio di questo tipo, e un eventuale coming out non lo stravolgerebbe, anzi lo arricchirebbe.
Inoltre è anche coerente con il contesto storico, dato che la Scandinavia del 1800 aveva già abrogato le leggi persecutorie contro gli omosessuali e ha sempre dimostrato una mentalità più aperta del resto d’Europa. 

Allora, vi decidete o no?

Ho letto parecchi commenti di presunti intellettuali che sostenevano che un amore gay costituirebbe un tema troppo forte per dei bambini ancora in fase di sviluppo psicologico. Perché?

Se abbiamo realmente sdoganato l’omosessualità, dobbiamo lasciare che i bambini vi si approccino nella maniera più naturale e disinvolta possibile. E quale, se non attraverso una bella fiaba? Insomma fate pace col vostro cervello. Ecco tutto.
Accettate che etero o gay si nasce (sì, cari miei, i bambini non sono angeli senza sesso, accettatelo).
Che non lo si può diventare guardando un cartone ma che quel cartone, al massimo, può aiutare a comprendere meglio la propria identità e orientamento.
Che un cartone può farci sentire meno soli al mondo. E può inoltre insegnare che essere diversi può anche essere fico.
Voi etero salvate la Cina e vi sposate un principe? Bello, però io costruisco il palazzo con il ghiaccio che fluisce dalle mie mani. FREEZE.


Saluti da Roberto per l’occasione @TonyStark

  • Michela Sanvitti

    Accettare se stessi non è solo una problematica degli omosessuali, ma di tutti, prima o poi capita a tutti. Frozen non è il mio preferito, a tratti lo trovati noioso. Ma affronta il discorso di accettare se stessi, gli altri e le proprie responsabilità, ovvero il passaggio al mondo adulto.

    • Roberto Lunelio

      “Accettare se stessi non è solo una problematica degli omosessuali, ma di tutti, prima o poi capita a tutti.” > Questa frase mi piace moltissimo!!!

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