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Can You Ever Forgive Me? – Recensione Film | Speciale Oscar

Can You Ever Forgive Me? – Copia Originale con Melissa McCarthy è un film del 2018 di Marielle Heller.

Quando pensavi di aver più o meno inquadrato la situazione Oscar/Attrici, arriva Melissa McCarthy con un’interpretazione da urlo che ti scombussola tutti i piani! Questo Can You Ever Forgive Me? è stata per me una vera e propria rivelazione. Partiamo dal principio: non conoscevo la storia di Lee Israel, l’ho visto solo per Melissa McCarthy. Quindi la visione di questo film è stato un’escalation di emozioni, qualche risata amara e interrogativi sull’importanza di essere noi stessi, oppure il rifiuto di quello che siamo. Il tutto, filtrato dagli occhi di una scrittrice fallita che rinnega la vita e le buone maniere.

Questo film è tratto dall’autobiografia di Lee Israel, una scrittrice newyorkese degli anni 90 caduta in disgrazia a causa del suo caratteraccio, dell’abuso di alcol e del cambiamento dell’editoria di quegli anni che l’ha relegata nel dimenticatoio, dopo una parentesi di successo di una delle sue più note biografie finite nei best sellers del New York Times. E così, alcolizzata e dimenticata dal mondo, e per far fronte ai suoi numerosi debiti, Lee Israel trova un escamotage ai limiti della truffa: copiare e falsificare lettere dei vip hollywoodiani (e non solo) come Kathrine Hepburn, Marlene Dietrich e tante altre celebrità per le quali si spaccia impunemente, spillando soldi ai commercianti e collezionisti.

Ma proprio durante questo lavoro e le fatali conseguenze, scopre due verità fondamentali: primo, che è un’ottima e arguta scrittrice poiché le lettere che inventa rispecchiano la personalità delle anime a cui “ruba” i pensieri; e secondo, realizza che avrebbe dovuto mettere lo stesso impegno nello scrivere qualcosa di suo senza alterare la realtà o rubare l’identità di nessuno. E qui arriviamo al vero cuore del film: la vita è un percorso, e ciascuna tappa per quanto dolorosa o “illegale” che sia, porta al compimento e alla realizzazione di qualcosa.. Quel famoso “click mentale” che permette all’anima di fare i conti e trovare la soluzione al problema. Anche a costo di perdere qualcosa di fondamentale per la nostra vita.

In Can You Ever Forgive me? l’attrice Melissa McCarty è stata strepitosa. Ha portato sullo schermo una Lee Israel davvero credibile, senza chissà quale alterazione fisica o espedienti visibili che non siano una pesantezza fisica, un gonfiore che la imbruttisce per la parte e una stanchezza dell’anima tangibile allo spettatore. Ha giocato moltissimo con uno sguardo duro ed espressivo, una mimica facciale solida che lascia intravedere ad intermittenza, con discrezione, qualche moto dell’anima; ma solo nei momenti di fragilità e ce ne sono diversi durante il film in cui ci rispecchiamo tutti nella storia di questa burbera scrittrice.

La biasimiamo per la sua scelta ma non la rimproveriamo, la capiamo, ci immedesimiamo e questo perché Melissa McCarthy ha trovato un perfetto equilibro tra la durezza e l’umanità del suo personaggio. E ha avuto forse il più grande aiuto che potesse desiderare, una spalla meravigliosa: Richard E. Grant, io mi auguro tu possa vincere altre 10 statuette per questo personaggio bizzarro, quasi macchiettistico ma reale e tangibile come quello di Jack Hock. Due vite disperate e ai margini della società che si incontrano, si vogliono bene, e che sbagliano in continuazione le loro mosse nel complicato gioco degli esseri umani, pieno di errori e scelte inconcepibili che li avvicinano alla fine, ma senza vittoria.

Can you ever forgive me? merita di essere visto, assaggiato; merita le vostre risate amare e merita la lacrima che strappa alla fine di una riconciliazione con la vita. Non mi stupirebbe vedere Melissa McCarthy portarsi a casa l’ambita statuetta, ma il suo sguardo magnetico ha come rivale quello di Glenn Close in “The Wife” che sembrerebbe essere la favorita. E no, non intendiamo Olivia Colman.

Articolo a Cura di Arianna Bonardi

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