3 febbraio 2018

CALL ME BY YOUR NAME – VI SVELO I SEGRETI DAL SET

Locandina di Call Me by Your Name

Quella volta in cui mi hanno quasi preso sul set di Call Me by Your Name

Call Me by Your Name di Luca Guadagnino è stato girato dalle mie parti. E quando dico che è stato girato dalle mie parti non intendo nella mia regione o provincia. Intendo dire che è stato girato a 5 km da casa mia. Praticamente avevo la troupe sotto casa. E io, da vero cinefilo quale sono, non ho potuto starmene con le mani in mano. Ecco il resoconto della mia altalenante avventura con il set di Chiamami col tuo nome.

Parliamo di quasi due anni fa, ormai: giugno 2016. Vi lascio immaginare l’entità dell’infarto del miocardio quando ho saputo che giravano un film dalle mie parti. Precisamente ero al parco di Crema. Una sera del May Rock – evento musicale che organizzano ogni anno in memoria di un giovane studente morto tragicamente – una mia amica si avvicina con un bicchiere di birra in mano e mi dice che c’è Armie Hammer in giro per la città. Come, dico io, in un buco come Crema?
Eh sì, Armie stava girando un film del regista di Lolita. Un film scritto dalle mani sante di James Ivory. E c’erano pure stati dei casting per la popolazione locale per assegnare ruoli secondari, figuranti e comparse.

Cosaaaa? Com’è che io non ne sapevo nulla?
You know nothing, Roberto Lunelio

Prima di proseguire, dovete sapere che Crema è una realtà davvero davvero piccola. Una cosa del genere è un evento di cui si parla per i secoli dei secoli. Mai nessun regista aveva pensato di ambientare una produzione internazionale quasi interamente nel territorio cremasco. Certo Ladyhawke di Richard Donner ha alcune scene a Soncino. Ma Soncino non è Crema e poi appunto sono delle scene. Ora invece ci ritroviamo a zonzo per la città Jake Gyllenhaal e Tilda Swinton, quando vengono a trovare il loro amico Guadagnino.

Ok, mi dico: “Stai calmo”. Nel cinema niente è definitivo e se bussi alle porte giuste magari qualcuno apre. Mi informo sui giorni delle riprese e scopro che il giorno dopo avrebbero girato le scene davanti al Duomo di Crema (la scena dei tavolini e quella dell’edicola).

Call me by your name scena in Duomo a Crema
Duomo di Crema

L’indomani, di buona lena, mi fiondo sul set. Ma il Duomo era tutto transennato e c’erano dei vigili che regolavano il passaggio pedonale, permettendo l’ingresso ai soli addetti ai lavori. Niente rompiscatole. Così faccio l’unica cosa che ritengo saggia fare. Mi siedo ai piedi di un vigile e gli chiedo di indicarmi qualcuno della troupe. Mi dice di aspettare, che quando avrebbe riconosciuto qualcuno varcare la barriera me lo avrebbe segnalato. Aspetto. Aspetto. Aspetto.

Ad un tratto ciccia fuori dal campo di forza un ragazzo, tutto trafelato e con un cellulare in mano. Il vigile non mi dice nulla ma io so che quel tipo aveva delle occhiaie abbastanza profonde per essere uno della produzione. Quatto quatto mi smarco dal poliziotto e comincio a seguirlo furtivamente. Si fa tutta la via e poi svolta a destra. Entra in un edificio.

Ecco, mi dico, e il mio cuore ha un sussulto.

Ho trovato la base segreta.

Via Cresimero, la base operativa della troupe di Guadagnino
Via Cresimero, la base operativa della troupe di Guadagnino

Via Cresmiero 3, sul retro dell’ex Billa e di un ristorante cinese: un luogo inusuale per posizionare uno studio cinematografico, seppur piccolo ed itinerante. Suono il citofono, la porta si apre automaticamente.

Entro.

Trovo lui e qualche collaboratore, una sarta e quella che aveva l’aria di essere una costumista snob. Mi presento e dico che farei di tutto per comparire nel film. Gli lecco un po’ il culo. Lui mi dice che i casting erano già stati fatti ma che forse sarebbe riuscito ad inserirmi all’ultimo. “Però ti devi togliere quell’orecchino e quella barba – ahia, penso io – e mandare una foto a questo indirizzo”.

Lo faccio la sera stessa. Chi se ne frega se poi non mi prenderanno, la barba ricresce e l’orecchino è posticcio. Mi permetto di includere anche le foto e i recapiti della mia ragazza: “Nel caso vi servisse qualche altra comparsa…”.

Passano i giorni e quasi non ci speravo più. Ma poi ci chiamano. Il lunedì dopo precisamente, dicendoci di presentarci mercoledì per la prova dei costumi.

Così ci presentiamo e indossiamo tutto quello che ci fanno indossare e firmiamo tutte le carte che ci dicono di firmare. Un intero pomeriggio passato a firmare e a indossare. Però ne è valsa la pena. Abbiamo visto il piano di produzione del film, attaccato con del nastro adesivo sui muri, con tanto di foto di attori e location. Come fanno le indagini i detective americani, che segnano con delle puntine sulla piantina tutti i luoghi dei crimini e li collegano con un filo di lana colorato. Lo studio era piccolo e semplice, ma magico. Un po’ della magia del cinema era traboccata da Hollywood e si era annidata in quel buco. E io la stavo respirando. Ero elettrizzato.

Interni degli "studi" in via Cresimero di Call me by your name. La parete tappezzata di foto dei due attori.
Interni degli “studi” in via Cresimero di Call me by your name. La parete tappezzata di foto dei due attori.

Finalmente decidono l’outfit per me, una maglietta da gondoliere a righe rosse e un paio di jeans molto corti e strappati. Ci dicono che ci avrebbero convocato venerdì per una scena al fiume. Noi avremmo dovuto aggiungere degli accessori anni ottanta, come zaini dell’Invicta, Converse o espadrillas. Avremmo girato a Montodine o a Ricengo, al lago dei riflessi.

E’ fatta, mi dico.

E invece no.

La sera dopo ricevo questo messaggio dal ragazzo della produzione.

Se leggete attentamente potete vedere l’esatto istante in cui il mio cuoricino si spezza

Cuore infranto in tante piccole schegge taglienti e lacrimoni. E poi perché io no e Gloria sì? Il cinema mi girava le spalle e mi tradiva non con uno qualunque, ma con la mia ragazza. Avete presente le scene dei film in cui il protagonista torna e trova la moglie a letto col migliore amico d’infanzia? Ecco, più o meno…

Eh, vabbé, a distanza di due anni ho accettato la cosa e ho smesso di pinzare gli occhi di foto del regista con spilli della Wicca. Ho smesso perché ho capito quanto bene ha fatto questa produzione al mio territorio. Il film è un omaggio continuo e prepotente ai bei posti del territorio cremasco, tanto che il paesaggio è il vero protagonista e la storia dei personaggi a momenti fa da sfondo.

Il lavoro di promozione di Guadagnino per Crema non si è limitato a questo, ma è continuato nei titoli di coda, in cui si citano tutti i comuni coinvolti nella produzione, nelle interviste che ha rilasciato e rilascia in occasione della sua corsa all’oscar, nell’evento che ha organizzato lunedì scorso al cinema di Crema per far sentire la popolazione inclusa nella pioggia di ovazioni che il film sta ricevendo dalla critica mondiale.

EVENTO

Lunedì scorso è successo questo. Io ero in sala a vedere finalmente il film croce e delizia del mio 2016 e prima della proiezione hanno fatto incursione in sala Luca Guadagnino, Armie Hammer e Timothée Chalamet. Così, giusto per augurarci una buona visione. E hanno fatto lo stesso in tre sale del cinema PortaNova di Crema. Non c’è bisogno che aggiunga che un evento del genere va in cima agli annali della città insieme alla nevicata di settanta centimetri del 1985 e l’assedio del Barbarossa nel 1159.
Poi i due attori sono andati davanti al Duomo a ballare con i fan, come nella scena del film.

TORTELLI

Quegli strani ravioli che vedete nella scena qui sopra sono i tortelli cremaschi, la pietanza locale più famosa, amata e insieme odiata di Crema, per l’accostamento di dolce e salato (AMARETTI e GRANA: WTF?)

Volete assaggiarli e non siete del circondario? Ecco la ricetta da salepepe.it.

1) Per preparare i tortelli cremaschi, fai il ripieno il giorno prima. Metti l’uvetta a bagno in acqua tiepida. Pesta gli amaretti, grattugia il biscotto e mescolali entrambi con il cedro tritato, la mentina frantumata nel mortaio, la scorza del limone, l’uvetta strizzata e tritata, il grana, il tuorlo, il Marsala e una grattata di noce moscata. Mescola bene aggiungendo, se occorre, poco pangrattato per ottenere una giusta consistenza. Copri il ripieno e fallo riposare in frigo per 8-12 ore. 

2) Disponi la farina a fontana, aggiungi al centro 1 pizzico di sale, l’uovo e circa 15 cucchiai di acqua. Lavora per ottenere una pasta soda, avvolgila in un telo e falla riposare 20 minuti. 

3) Stendi la pasta a 2-3 mm e tagliala in dischi di 5 cm. Sistema al centro dei dischi il ripieno, ripiega a mezzaluna e pizzica il bordo per formare cinque creste. Sistema i tortelli sulla spianatoia infarinata in piedi, appiattendo leggermente la base. 

4) Lessa i tortelli in acqua bollente salata, scolali e disponili a strati in una zuppiera alternandoli con il burro a fettine e il grana. Copri per 1-2 minuti, mescola delicatamente e servi i tortelli cremaschi

Violetta io ti sfido. In una nuova puntata di cucine da incubo voglio vederti alle prese con questi piccoli bocconcini infernali. Se la pensate come me bombardatele i video con il messaggio: “Ringo Starr è un tortello cremasco“.

LOCATION

Girano già voci che una fan non italiana di Chiamami col tuo nome si sia partita alla volta delle location del film. State meditando se fare anche voi il pellegrinaggio? Nessun problema, ci pensa Roberto a farvi un itinerario essenziale dei tre posti più belli a Crema e circondario che appaiono nel film.

Crema
Duomo di Crema. Scena dei tavolini e dell’edicola.

 

 

Pandino. Prima tappa dell’escursione dei protagonisti in bici.
Ricengo. Laghetto dei riflessi.

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