6 dicembre 2018

Bohemian Rhapsody | Recensione

BOHEMIAN RHAPSODY

Salve buongiorno e benvenuti , io sono Violetta e oggi voglio parlarvi del film che celebra il mito dei Queen, ma sopratutto la leggenda che è diventata il loro frontman Freddy MercuryBohemian Rhapsody.

Onestamente non mi sento di dirvi spoiler o no spoiler perchè non avrebbe senso. Stiamo parlando di un film biografico su un musicista contemporaneo, non è un giallo, non ci sono colpi di scena, non c’è l’assassino da smascherare o cose simili. Parlerò liberamente del film, ma non ci saranno veri e propri “spoiler”. Comunque decidete se continuare o meno la lettura a vostra discrezione.

CHI HA GIRATO VERAMENTE IL FILM?

Il film è diretto da Bryan Singer che tutti ci ricordiamo principalmente per aver diretto I Soliti Sospetti e ad oggi quattro film sugli X-Men.

BRYAN SINGER (Mandatory Credit: Photo by Vianney)

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Ma sappiamo che, anche se non accreditato, questo film non lo ha portato a termine Singer, ma Dexter Fletcher.

DEXTER FLETCHER (Mandatory Credit: Photo by David Fisher)

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Infatti a tre settimane dalla chiusura delle riprese, Bryan Singer ha chiesto una “pausetta” a 20th Century Fox per problemi di salute suoi e familiari (si è vociferato anche per divergenze artistiche con Rami Malek che effettivamente ci sono state, ma Singer sostiene di averle poi superate assieme all’attore). In ogni caso Singer è stato licenziato da 20th Century Fox e poco dopo si è anche beccato una denuncia (non la prima) per abusi su un attore minorenne all’epoca dei presunti fatti nel 2003. A dispetto di quale sia la verità il fatto rimane che il film compresa la post-produzione l’ha chiuso Dexter Fletcher che invece conosciamo per essere stato attivo come attore soprattutto in produzioni britanniche tra gli anni ’70 e ’80 e nel 2019 ci aspetta la sua biopic su Elton John con Taron Edgerton nel ruolo del cantautore Inglese.

(TARON EDGERTON e ELTON JOHN)

FREDDIE MERCURY (frontman)

Nel cast di Bohemian Rhapsody primeggia Rami Malek che la maggior parte di voi conosceranno per essere stato Elliot Alderson in Mr. Robot.

RAMI MALEK in MR. ROBOT (Photo by: Michael Parmelee/USA Network)

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Rami Malek a cui ho dedicato un Ficcanaso su Screenweek, ha fatto un lavoro incredibile sul personaggio. Confrontarsi con una leggenda del rock come Freddie Mercury, che è anche praticamente contemporanea e ancora viva nei ricordi di moltissimi di noi nonchè documentata da moltissimo materiale audiovisivo tra concerti, backstage e videoclip, non dev’essere stato affatto facile e dev’essere sicuramente stata una grande responsabilità. Io al posto suo me la sarei fatta sotto per l’eventuale lapidazione mediatica dei fan, invece sembra che la maggior parte del pubblico lo abbia adorato, me compresa, tanto che secondo me ci sono buone possibilità che Malek prenda una candidatura agli Oscar.

(FREDDIE MERCURY e RAMI MALEK)

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Siamo abituati a vedere Rami Maleck spaurito e disadattato con quei suoi grossi occhioni globosi in Mr. Robot, ma la trasformazione è davvero notevole. Nell’interpretazione ci mette del suo ovviamente e c’è sempre quella vibrazione tipica di Malek, quella tensione muscolare che lo fa fremere e che fa parte del suo modo di essere attore. In ogni caso è fantastico, meraviglioso da guardare, il suo modo di muoversi e di atteggiarsi è pazzesco così come lo è la sua padronanza della scena. 

Ho amato molto l’elemento femmineo che porta negli atteggiamenti soprattutto nella prima parte del film quando siamo ancora negli anni ’70.

Ma anche la sua trasformazione in un uomo più maturo, più “macho” con il mitico baffone, come andava di moda negli anni ’80, ha il suo perchè.

Nel complesso Malek, nonostante sia praticamente alto come Freddie, da l’impressione di essere più minuto quando li guardi esibirsi uno vicino all’altro (girano in rete vari video di confronto tra il Live Aid originale e la ricostruzione del film). Freddie era più affascinante è vero, più seducente, più ammaliante, più “figo” dai diciamola, ma almeno così possiamo dire “Eh Freddie era molto più figo” e non ci ritroviamo invece a dire “Ma ti pare che hanno preso uno più figo di Freddie? Sti produttori, pensano solo al business”. È evidente che Mercury era sè stesso e quindi molto naturale, mentre Malek interpreta Freddie, aggiungendo quindi molte sfumature negli sguardi, nelle micro espressioni che parlano al pubblico, che ci raccontano quello che il personaggio ha dentro in quel momento. È la trasposizione di un sogno, di un mito, il suo compito era proprio quello di rappresentare la leggenda.

È RAMI MALEK A CANTARE?

Per quanto riguarda la voce canora di Freddie Mercury, che è spaventosamente identica a quella originale, c’è un articolo su Collider a riguardo che dichiara che per ricreare la voce di Freddie è stato fatto un assemblaggio tra le registrazioni del suo timbro originale, la voce di Malek e quella del cantante canadese Marc Martel vincitore di una selezione indetta da Roger Taylor, il batterista dei Queen, per il Queen Extravaganza Tour. Effettivamente sentire cantare Marc Martel i Queen, fa un certo effetto e lo stesso Taylor, che poi lo scelse, rimase a bocca aperta.

ROGER TAYLOR (batteria)

Andiamo avanti con il cast in cui troviamo Ben Hardy nel ruolo del Batterista dei Queen, Roger Taylor.

Ben Hardy potreste averlo visto già lavorare con Singer in X-Men Apocalisse nel ruolo di Angelo.

È molto giovane e ha ancora tutta una carriera da costruire, ma il personaggio di Taylor gli sta a pennello, soprattutto per com’è stato scritto e per come interagisce con il bassista e il chitarrista formando un trio che diventa quasi la linea comica del film.

Hardy ha una bellezza androgina, proprio come Roger Taylor da giovane e con molti dei suoi look è davvero spettacolare, con quell’aspetto queer scintillante.

JOHN DEACON (basso)

John Deacon il bassista dei Queen è stato interpretato da Joseph Mazzello, che forse alcuni di voi non sanno essere stato “il ragazzino di Jurassic Park”, sì esatto era proprio lui.

Inoltre è anche incredibilmente somigliante a Deacon da giovane.

BRIAN MAY (chitarra)

Anche Gwilym Lee somiglia in modo strepitoso a Brian May. La scena in cui concepisce We Will Rock you è pazzesca.

IL RESTO DEL CAST

Lucy Boynton è Mary Austin, una ragazza molto importante nella vita di Freddie.

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John Reid il manager della EMI Records è il nostro amichevole Aiden Gillen di quartiere.

Tutti lo ricordiamo per essere Lord Bailish (a.k.a.Ditocorto) in Il Trono di Spade.

Ma c’è anche Tom Hollander il perfido Corky in The Night Manager che qui è l’avvocato Jim “Miami” Beach.

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(Tom Hollander insieme a Tom Hiddleston in una scena di The Night Manager)

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poi troviamo Allen Leech l’amabile Tom Branson di Dowtown Abbey, qui con due grandi baffoni a interpretare Paul Pretender

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Infine un fantastico Mike Myers nel ruolo di Ray Foster il “capoccia” della EMI Records.

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COM’È IL FILM?

Nel complesso è un riverente omaggio al mito di Freddy Mercury che lo racconta in modo poetico, ammorbidendone le ombre, senza disegnare contrasti troppo forti tra luci e oscurità. Di sicuro non è un biopic intimista, ma è stato scelto un tipo di narrazione e di linguaggio che vuole arrivare e catturare tutto il pubblico, sia i fan così come anche chi non conosce i Queen. Io sono una discreta fan, nel senso che conosco parecchie delle loro canzoni a memoria e amo la loro musica e le loro sonorità, però non sono una di quei fan che ne conosce a mena dito la biografia, la discografia e le vicende private, quindi non ho notato alcuni anacronismi e fatti romanzati e nel complesso devo dire che mi è piaciuto davvero molto. Questo film è un’esplosione energia, un omaggio a Freddie, ma anche un inno alla libertà, la libertà di essere un giovane ribelle che cammina ad ampie e superbe falcate tra chi ha provato a dirgli di no, la libertà di essere chi vuoi, la libertà artistica di credere e cantare quello che vuoi nonostante tutto, la libertà non avere origini occidentali eppure diventare un Dio nell’ostile occidente (e poi beh anche in tutto il resto del mondo, ma questa è storia) la libertà di avere un orientamento sessuale diverso da quello socialmente accettato ed esprimerlo con l’energica prepotenza che solo una rock star nell’anima, anzi una Queen nell’anima può esternare.

Ci sono difficoltà, ci sono momenti bui, c’è anche la malattia, ma si è scelto di raccontarlo senza entrare a gamba tesa e a tinte troppo scure nell’intimità di Mercury, lasciando il film più come un inno alla libertà, un grande show colorato, potente, teatrale anche nei momenti più privati, perchè c’è la verve del personaggio che è stato Freddie Mercury in ogni minuto della sua rappresentazione, del suo show o dello show che tutti vorremmo fosse la nostra vita se rappresentata su pellicola: gli eroi arditi di un’Opera Rock, con momenti di fragilità e momenti di rivalsa e grande forza.

Ho apprezzato questa rappresentazione e credo che siano riusciti nell’intento di dare grandiosità, lustro ed esaltazione a questo artista che non ha significato solo una voce unica nella storia della musica.  Veicolandolo in questo modo la sua storia, come se la sua vita fosse stata una grande Opera Rock, il messaggio è arrivato a tutti. L’ho capito quando alle 10 di sera di un qualsiasi lunedì, la sala cinematografica era piena a fine film è scoppiato un applauso fragoroso, anche grazie alla decisione di trasformarlo in Philadelphia, ma di lasciare una chiusura piena di energia vitale con Don’t Stop Me Now. 

È una di quelle poche biopic che non si concludono concentrandosi sulla fine del protagonista, sulla conclusione della sua vita, sulla sua morte facendo le somme di quel che ha fatto in vita, ma si concentra sull’esplosione di unicità, di carisma, di energia, di fascino magnetico che è stato Freddie Mercury e nel film è Freddie stesso dice questo, che dice di non voler essere il malato agli occhi dell’opinione pubblica, di n non voler essere ricordato come il simbolo dell’AIDS e questo volere è stato certamente rispettato, mentre si sente forte la volontà di far rivivere il mito a tutto il mondo.

IL LIVE AID

La ricostruzione del LIVE AID è una cosa clamorosa, da brividi. Ero inondata dall’emozione. Vi consiglio fortemente di vedere questo film al cinema perchè la sensazione di immersione nel concerto del Live Aid è qualcosa che di travolgente. Mi sono piaciute molto le riprese non solo della folla in delirio ma anche quelle “nel” pubblico ovvero dei primi piani su alcune persone in platea, fortemente partecipi ed emozionate in cui ti identifichi mentre guardi lo show e rimpiangi di non poter dire “io c’ero”.

LA MUSICA

Molto affascinante come il film mostri cosa c’è dietro il concepimento di alcuni dei loro brani più celebri. Godetevi com’è nata We Will Rock You, pensata per essere un brano da eseguire con il pubblico. Godetevi il backstage della registrazione di Bohemian Rhapsody su cui io avrei visto un film volentieri dedicato solo a quello. Godetevi la retrospettiva sulla musica lirica. Bellissimo anche come le loro stesse canzoni si fondano con la narrazione per contestualizzarla come ad esempio Another One Bites The Dust che apre i ruggenti anni ‘80 con una delle rappresentazioni iconiche (poi diventata clichè) dell’omosessualità di quegli anni in pelle, metallo, ray ban a goccia e folto porno baffo.

A livello tecnico la fotografia, le scenografie, la regia, i costumi sono fantastici e la cosa che ho preferito è stato il montaggio, perchè è una di quelle occasioni in cui l’editing ha una sua voce personale, parla e si fa sentire da tutti. Tutti in sala ridevano sullo stacco dalla gallina in fattoria al povero Roger Taylor e sullo stacco su Ray Foster proprio sul “Looser” di We Are the Champions (se avete visto il film capirete o lo capirete quando lo vedrete).

Il film è una bomba e sono certa di volerlo nella mia collezione di blu-ray quando uscirà.

Grazie per avermi letta e ora lasciatemi il vostro commento qui sotto. 

Avete visto il film? Perchè vi è piaciuto? Perchè non vi è piaciuto? Quali sono le differenze che avete riscontrato tra la finzione e la realtà?

A presto!

V.

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