18 dicembre 2017

Black Mirror 4 farà ancora così paura?

Black Mirror è meglio di un film dell’orrore

Devo ammettere che Get Out e It Follows mi hanno sorpreso ma… L’analisi generale di un film horror medio è essenzialmente questa:
Ci sono cinque o sei tra ragazzi e ragazze che decidono di passare un tranquillo weekend nel bosco più remoto del mondo, dove i telefonini non prendono e dove perfino Edward Cullen nel tentativo di succhiare, ehm… Volevo dire “di cercare Bella”, si è perso.

(Non citerò mai più Twilight, lo giuro.)

Tanto che cosa vuoi che capiti?

Può capitare invece che in quella casa qualcuno, quello più curioso in genere o che non ha mai visto una cantina in vita sua, trovi un libro pieno di ragnatele (talmente tanto che sembra quasi che l’Uomo Ragno ci sia stato in viaggio di nozze) e decida di aprirlo e di leggerlo, anche se c’è scritto di non farlo poiché quelle parole in fila potrebbero uccidere lui e tutti i suoi amici o semplicemente portare l’inferno sul pianeta Terra.

Ma siccome i protagonisti dei film horror si sentono tutti dei “Punkabbestia”, il cosiddetto o la cosiddetta deciderà di leggere la formula magica. E perché no, per rendere il tutto ancora più “reale” andrà a cercare un po’ d’aglio e scuoierà un serpente vivo (animalisti passatemi il termine) per far sì che tutto vada secondo i piani. Insomma si sentirá talmente tanto Indiana Jones che dará un calcio al buon senso e leggerà la formula del libro.

Dopo di che, il diavolo mascherato da Cappuccetto Rosso busserà alla porta ed è a quel punto che sarà la fine.
Il ragazzo di colore, che magari era anche il più intelligente tra tutti, morirà per primo nella maniera più splatter possibile, la cheerleader di cui non se ne puà più già dalla prima inquadratura urlerà talmente tanto che l’assassino avrebbe bisogno di Amplifon se non la sentisse.

L’omaccione palestrato tenterà di salvare tutti ma morirà in una maniera tragicomica, il drogatello di turno sembrerà essere morto già da un pezzo ma in realtà tornerà sottoforma di supereroe per salvare la donzella sfigatella che non si è ancora accorta di quello che è successo perché era troppo presa a pensare “Ma qualcuno me lo darà mai… Un abbraccio?”

Insomma se devono morire tutti o se c’è qualcuno che si salverà sarà il creatore a deciderlo, ma alla fine un finale ci sarà.
(Perdonatemi il gioco di parole marzulliano)

Per quanto riguarda Black Mirror invece non è così, perché quando un episodio finisce si ha sempre quella sensazione che non sia mai finito realmente, poiché il cattivo di turno non è stato sconfitto e perché il lieto fine in questa serie praticamente non esiste.

Ma come si può scacciare il cattivo se è reale e se per la maggior parte dei casi siamo proprio noi stessi?

Perché come si elimina l’indifferenza di chi preferisce il suo smartphone alla persona bisognosa davanti a sé?

Come si aiuta chi maschera la propria infelicità dietro Facebook postando foto di ogni singolo futile momento della propria giornata?

E come si fa a placare la cattiveria che c’è dietro ai commenti squallidi sui social?

Non si può, perché mentre la tecnologia fa venti passi avanti noi ne facciamo dieci indietro. Perché è talmente veloce che non si riesce a controllare e finisce per schiacciarci e farci diventare ancora più piccoli e insignificanti di quello che magari in realtà siamo.

E questo senz’altro fa più paura di cinque scemi che si “perdono” in un bosco. Ma questo come sempre secondo il mio parere.
Black Mirror sta per tornare con una quarta stagione, il 29 di dicembre, nella quale vedremo altri sei episodi che si spera tornino a farci riflettere e spaventare.
Le aspettative naturalmente sono alte e io ci tenevo a parlare insieme a voi di quegli episodi che veramente mi hanno messo paura nelle passate stagioni, prima di affrontarne una nuova.
Quindi per iniziare in gran forma vi dico un’altra cosa che fa molta, molta paura:

Attenzione spoiler!

Torna da me
Ep. 2×01

Domhnall Gleeson e Hayley Atwell in Torna da me
Domhnall Gleeson e Hayley Atwell in Torna da me
Fonte: https://images.creators.co/images/c_limit,q_auto:good,w_710/q5utcn0ch7glr6sc0i4q/black-mirror-series-two-episode-one-be-right-back-analysis.jpg

 

Due volti già noti nel cinema come Domhnall Gleeson (uno dei fratelli di Ron Weasley in Harry Potter) e Hayley Atwell (la Peggy di Capitan America) in questo episodio fanno coppia fissa da almeno dieci anni, e lui è un “malato” di social che muore a seguito di un incidente stradale.

Lei (Martha) scopre grazie ad un’amica che c’è un app con la quale potrà parlare di nuovo con il defunto.
All’inizio la donna si rifiuta, ma la mancanza di lui si fa sempre più forte e quindi decide di starci, e nel frattempo scopre anche di essere incinta.

L’applicazione risponde alle sue domande con la stessa ironia e allo stesso modo con cui avrebbe fatto il marito, grazie ai suoi dati e messaggi salvati in rete.

Da sottolineare la grande angoscia di quando lui le dice: “Diventerò padre? Mi piacerebbe essere lì con te…”

Tutte le cose se prese con cautela possono essere d’aiuto, ma quando si inizia ad abusarne iniziano i guai.

Infatti quando Martha accetta di poter riavere il marito sotto forma di robot (per intenderci), è proprio lì che le cose si complicano.

Quello non è Ash, anche se ha il suo stesso aspetto e voce, e lei incomincia sempre di più ad inansprirsi quando il “cyborg” non le risponde alle domande nello stesso modo con cui avrebbe fatto il marito.
Quando verso la fine dell’episodio vorrà liberarsene e chiederà al finto Ash di buttarsi di sotto da un dirupo, questi incomincerà a piangere e lei non riuscirà più a liberarsene.

Cosa fa più paura di tutto ciò a mio avviso?

Lasciare che la tecnologia interferisca in maniera brusca con quello che è il ciclo naturale della vita, e di conseguenza diventare dipendenti di un qualcosa che non c’è più, proprio come accade in questo episodio.
Però la domanda che mi sorge più spontanea dopo la visione è: abbiamo più paura di perdere o di lasciar andare?
Grazie Black Mirror per aumentare ancora di più le nostre angosce (anche se forse ve le sto aumentando io in questo momento, perciò mi scuso).

 

Orso bianco
Ep.2×02

Orso bianco
Orso bianco
Fonte: https://d3c1jucybpy4ua.cloudfront.net/data/49650/big_picture/black-mirror-white-bear.png?1476881062

 

Questa puntata potrebbe essere uno spin off di Walking Dead a mio avviso, solo un po’ più interessante. Perché?

Una donna si risveglia in una stanza circondata da pillole e con i polsi apparentemente tagliati.
Davanti a sé ha una televisione che ricrea un simbolo che ricorda un po’ le manopole per accendere la corrente, o se siete un po’ più malati quegli arnesi che venivano messi in bocca a chi negli ospedali psichiatrici doveva fare l’elettroshock.

Comunque, quando è costretta a scappar via perché rincorsa da tre persone mascherate che hanno la stessa inquietudine degli psicopatici nel film horror casalingo “The Strangers”, la donna inizia a chiedere aiuto ma è circondata, proprio come il buon Rick, solo da “vivi che camminano” in questo caso.

Zombie con il cuore ancora pulsante ma che la riprendono con il cellulare invece di aiutarla.

Incontra poi un’altra donna che le spiega che per colpa di quel simbolo apparso alla TV la gente ha incominciato a comportarsi così. La povera disgraziata continua a non ricordarsi niente di quello che le è successo prima, se non ricordi frammentari di un uomo e una bambina che sembrerebbe essere sua figlia.

Quando dopo svariate peripezie le cose sembreranno andare sempre peggio, ecco che il finale che non ti aspetteresti arriva: M. Shyamalan prendi nota.

The Truman Show si reincarna in questo episodio pazzesco, forse il meglio riuscito fra tutti, e si scopre che quello da cui la donna sta scappando è solo finzione ma allo stesso tempo anche la sua realtà.
Infatti le viene detto dal presentatore che lei e il compagno (che si è ucciso e che aveva tatuato sul collo il simbolo che lei trova alla tv) avevano rapito la povera bambina di cui lei per l’appunto aveva solo piccoli ricordi, tra cui anche un orsetto bianco, e che si era divertita a riprenderla mentre il fidanzato la uccideva.

Ecco che quindi per la donna si crea una punizione eterna dove ogni volta, tramite una puntura, paradossalmente le viene tolta la memoria per ricordarle invece quello che ha fatto.
Un reality show in piena regola, solo che la puntata è sempre la stessa.

In questo episodio si dà giustizia in mano a persone che però non riescono a gestirla.
È macabro e da punire severamente il gesto della donna, ma è insulso e di poco gusto il giochetto che le viene fatto tutte le volte, quasi a volerla uccidere lentamente.

Ma ancor peggio è che le stesse armi che ha usato la donna nei confronti della bambina, cioè l’indifferenza, la cattiveria e il proprio cellulare, vengono usati allo stesso modo contro di lei da persone che vogliono dimostrarsi superiori ma in realtà sfruttano la morte di una povera bambina per il proprio piacere personale.

Quindi in questo caso mi chiedo: sono peggio loro o lei?

Io voto per il pareggio.

Giochi pericolosi
Ep. 3×02

Wyatt Hawn Russell in Giochi pericolosi
Wyatt Hawn Russell in Giochi pericolosi
Fonte: http://www.cinetvrecensioni.com/wp-content/uploads/2016/10/vj.png

 

Siete dei giovani stranieri che non hanno più un soldo per tornare in patria e sul giornale trovate un annuncio dove si cercano tester per un gioco. Tramite dei dispositivi la vostra coscienza viene proiettata in una realtà virtuale dove però riuscite a vedere e percepire qualsiasi cosa intorno a voi.

Fino a qui tutta una gran figata, se non fosse che quello che vedete ad un certo punto sono le vostre più grandi paure.

Volete “svegliarvi” ma non potete e non riuscite più a distinguere la realtà dalla finzione e, cosa ancor più brutta, percepite perfettamente il dolore di una coltellata dritta al petto.

Anche quando credete di essere tornati alla normalità, in verità è tutto soltanto un altro “sogno” che però non finisce bene come nel caso di Alice che, tornata dal paese delle meraviglie, va a prendere un thè con la sorella, ma per colpa del vostro cellulare che suona ci rimanete secchi poiché ha fatto interferenza con l’apparecchio che stavate indossando.

Devo spiegarvi perché ho avuto paura?

Non credo ce ne sia bisogno.

Odio universale
Ep. 3×06

Odio universale
Odio universale
Fonte: https://cdn.vox-cdn.com/thumbor/VJwzrg3AYgw2ZRJf-zgxYYOxLuw=/800×0/filters:no_upscale()/cdn.vox-cdn.com/uploads/chorus_asset/file/7322543/blackmirror-bee.png

 

Odio Universale mi ha ricordato un “Death Note” dei tempi moderni, dove a morire però ci sono anche persone buone, forse.

Prendete Light, trasportatelo dietro ad una tastiera e fategli fare da giustiziere al soggetto più odiato del momento sui social, e vedrete come riderà.

La prima a perire è stata una giornalista colpevole di aver attaccato una disabile in un suo articolo e l’altro è stato un rapper responsabile di aver deriso un bambino.

Entrambi muoiono nello stesso modo: agonizzanti e per colpa di api telecomandate killer.

Quando si indaga fino all’ultimo e si cerca di catturare il colpevole e di salvare altre vittime di questo gioco spietato, ecco che arriva anche qui un colpo di scena che ti fa spalancare la bocca.
Infatti il killer che sussurra alle api decide di fare fuori chi insieme a lui aveva giocato a fare l’hashtag sui social del tipo “#AMorte il rapper“.

Così, a giustificare il fatto che dobbiamo essere responsabili delle nostre azioni qualunque esse siano.
Così sono proprio più di quattrocentomila persone a lasciarci la pelle.

Cosa è che fa paura?

Il cyberbullismo esiste e non viene punito come si deve, ed è un tipo di bullismo che aumenta la potenza.
Ti chiamo ciccione a scuola? Beh, per ricordartelo meglio ti ci chiamo pure quando torni a casa!

Il buonismo è un’arma a doppio taglio.
Difendere una persona per attaccarne prepotentemente un’altra è come dire che Robin Hood rubava ai ricchi per donare ad altri ricchi.
Non ha senso.

Ci mettiamo dietro una tastiera e vomitiamo la nostra insoddisfazione verso qualcuno che neanche conosciamo e lo facciamo pensando che non ci saranno conseguenze, ma la realtà dei fatti ci dimostra che in qualche modo riusciamo ad influenzarci anche a migliaia di chilometri di distanza, e molto spesso per quanto riguarda cose non buone.
Non siamo nessuno per giudicare, deridere o per passare il tempo dietro le vite degli altri solo perché non si vuole vivere la nostra.

Perché ci si dimentica sempre di tappare la ventola del bagno?

Le api ci passano da lì.

Detto questo, se avete visto la puntata, o se la vedrete, se avete mai pensato solo per un attimo di fare gli haters vi passerà la voglia e tornerete a guardare video di gattini su YouTube.

 

 

Spero di non avervi annoiato e di avervi fatto riflettere, dato che non siamo tutti pecore e che siamo ancora capaci di pensare.

(Mamma mia, l’arrivo del Natale mica fa bene a tutti eh…)

Fatemi sapere cosa ne pensate del mio articolo, di Black Mirror, quale puntate avete preferito e se aspettate con ansia la quarta stagione.
Cari amici del lunedì, noi ci rileggiamo per l’appunto a Natale, tanti saluti dalla vostra Ilaria Ricci o se preferite @PepperPotts.

PS: Non siate troppo cattivi quando commentate.
Be kind is cool.

  • Roberto Lunelio

    Lavoro intenso e prezioso! Brava Ila!

    • Ilaria Ricci

      Grazie! :3

  • Giovanni Catalani

    grazie! appena visto “torna da me” ma forse non ho capito tanto bene il finale 🙂

    • Ilaria Ricci

      Ciao Giovanni!
      Scusa se ti rispondo solo ora ma non mi era arrivata la mail.
      Comunque se ti va di spiegarmi cosa non hai capito sono a tua completa disposizione:)
      Grazie, e buona serata!

      • Giovanni Catalani

        ciao, anche a me non avvisa 🙁 Non ho capito bene il finale ma black mirror rimane una delle mie serie preferite anche perché a volte così surreale

  • Mt Hg

    Ciao Ilaria! Bel post, e sono d’accordo con te anche sulla scelta degli episodi che hai riportato. Sto guardando la quarta stagione e, con le premesse che c’erano e le mie aspettative, non sono sicura che questa sia all’altezza delle precedenti. Mi piacerebbe avere un parere della RocksSquad “aggiornato” sui nuovi sei episodi. Secondo me si è perso un po’ del realismo che c’era prima, e le tematiche affrontate non mi hanno sconvolto l’esistenza e non mi hanno fatto fare un esame di coscienza. Resta una bella serie, ma non eccezionale.

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