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Bird Box: L’Apocalisse come non l’avete mai vista | Violetta Rocks

Bird box è un film originale Netflix del 2018 diretto da Susanne Bier.

Una serie di suicidi di massa porta l’umanità alla totale distruzione. Creature senza forma e soprattutto invisibili agli occhi umani catturano l’anima delle persone, spingendole a togliersi la vita. I superstiti capiscono che l’unica soluzione per sopravvivere è chiudersi nelle case o girare all’aperto bendati, nella speranza di non essere catturati nel vortice dei suicidi. Da qui, il dramma di una donna che prova fino a l’ultimo di portare in salvo i suoi bambini.

Bird Box segue il filone apocalittico che in questi anni ha preso fortissimo piede nella produzione cinematografica e perché no, anche in quella letteraria. Le atmosfere inquietanti e claustrofobiche che ci regalano certe ambientazioni hanno da sempre stuzzicato l’adrenalina di noi spettatori. E perché no, attivato i neuroni specchio dell’empatia catapultandoci in quelle situazioni, facendocele vivere. Quante volte ci siamo chiesti: “oddio, se fosse successo a me come avrei reagito? Mi sarei salvata? Avrei SALVATO IL MIO CANE?”

Ecco, Bird Box stuzzica moltissimo la curiosità dello spettatore. Gioca con la pazienza e impazienza di conoscere  subito come si arriva all’incipit della trama. Il film infatti parte dal finale, e con dei flashback ripercorre la storia di Malorie Hayes interpretata da una convincente e stiratissima Sandra Bullock. (Piccola parentesi: c’è stato un periodo della mia vita in cui avrei pagato per essere come lei. Me la sono ritrovata rifatta e più stirata di un lenzuolo appeso dai balconi di Trastevere. Scelte lavorative, un lifting ti toglie 15 anni di età e ti permette di accettare e interpretare ruoli come questo più “materno” in Bird Box ma a quale prezzo?).

Però. C’è un però. Non si discute la qualità della pellicola, anche se esce in un momento in cui rischia di risultare un copia/incolla del filone stesso, vedi “A Quiet Place” e altre produzioni simili; non si discute la messa in scena, le ambientazioni, le situazioni. Alcuni personaggi sono un po’ macchiettistici, come quello di John Malkovich ma gli perdoniamo anche questo, primo perché è John Malovich, secondo perché tutto sommato è funzionale alla storia. Ma proprio su quest’ultima avrei da puntualizzare: se in sceneggiatura hai deciso che questa si deve basare tutta sull’attenzione e la curiosità dello spettatore di scoprire fino alla fine la verità del tutto, tu quella verità me la devi dare. Se mi poni un arcano, mi dai anche la soluzione per risolverlo. Invece ho rivissuto la stessa sensazione di incompiuto provata con “Arrival“, la sceneggiatura precedente di Herick Hasserer.

Non voglio arrivare a fine pellicola con degli interrogativi aperti. Non me li merito, da spettatrice. Ci sono delle premesse che vanno rispettate. Non è pittura, non è una tela dove posso leggere quello che ci vedo io; non è Lynch che mi offre diverse chiavi di lettura ad un suo universo interiore. E’ un horror, è un film adrenalinico, ha una storia che non offre appigli teologici o di ricerca interiore; quindi avrei voluto si fosse conclusa addirittura con uno spiegone. Ancora meglio (spoiler) –> se si fossero tutti e tre accecati alla clinica per non vedenti, lo avrei apprezzato molto di più. Invece mi sono ritrovata a googlare l’ipotetico significato ed origine delle creature.

A volte io vorrei essere accompagnata per mano verso l’uscita ma sembra diventato tutto così precario: fine che non è fine, finali aperti a sequel dei prequel di storie morte e sepolte; finali non spiegati perché sta allo spettatore dare una sua interpretazione. Non lo so, questa volta non ci sono stata.

Però oh, Sarah Paulson merita sempre, anche nei ruoli più marginali come in questa piccola parte introduttiva alla trama di Bird Box.

Recensione a cura di Arianna Bonardi

(Link Canale Youtube)

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