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Bandersnatch: troppo severi o troppo buoni?

Black Mirror: Bandersnatch

Aspettavamo con trepidazione l’arrivo di questo preannunciato fenomeno. Il primo prodotto Netflix completamente interattivo, Black Mirror: Bandersnatch, è disponibile sui nostri schermi. Riassumere la trama in “la vita dei programmatori di videogiochi è difficile” è riduttivo, ma non è il contenuto della puntata che sta facendo parlare di sé. Il surplus che sta facendo impazzire fan e detrattori della piattaforma scarlatta è proprio la possibilità di poter influire sulle sfighe del povero Stefan, rovinandoci la visione con le nostre stesse mani. Il pubblico non è mai stato così diviso: da una parte, orde adoranti acclamano il “kapolavoroh“, dall’altra, critici del nuovo millennio denunciano lo “skifoh“. Chi avrà ragione?

 

Due ore di scelte non bastano, giuro

Black Mirror: Bandersnatch

Una delle accuse maggiori che viene mossa alla puntata è di non aver sfruttato bene la possibilità di scegliere. Ma pensate di aver visto tutto? Pathetic. Niente di più sbagliato. Parliamo di un prodotto che conta, a detta del web, più di cinque ore di girato. La maggior parte degli utenti non ha mai preso tutte queste scelte in vita sua probabilmente. Con l’aggiunta di un simpatico conto alla rovescia che l’ansia non fa che aumentarla. È infatti davvero impossibile racchiudere tutte queste decisioni in una media di 1 ora e 30, che è quello che Netflix dichiara sull’anteprima della puntata. La vittoria di questo prodotto non è la visione unica, il raggiungimento di uno dei finali e basta. Per comprendere a fondo la bellezza della complessità di un prodotto come Bandersnatch bisogna riniziare da capo più volte, correggere e riequilibrare il futuro (o il passato) di Stefan e raggiungere così uno dei cinque finali definitivi.

 

I 3 finali promossi (Spoiler come se piovessero)

Fionn Whitehead e Will Poulter sono davvero un’ottima accoppiata, in una paradossale reinterpretazione dell’anonimo protagonista e Tyler Durden in Fight Club. Il primo (che abbiamo già visto in Dunkirk, ma che io non ho completamente riconosciuto) riesce benissimo a sembrare dannatamente malsano, il secondo ruba perfettamente la scena con il suo fare enigmatico.

Black Mirror: Bandersnatch

Ma andiamo dritti ai finali venuti bene:

1) All work and no play makes Stefan a dull boy: il povero signor Butler è forse la più grande vittima di questa timeline. Costantemente preoccupato per il figlio e per il giardino rovinato dal cane dei vicini, il padre di Stefan sarà in molti finali prima ucciso dal protagonista e poi seppellito. Se non fosse poi per quello stesso cane dei vicini o per la soffiata di Colin o di Kitty, il cadavere non sarebbe mai stato trovato e Stefan avrebbe potuto concludere il videogioco ma così non è. Stefan finisce in gattabuia a incidere simboli del bivio, proprio come Jerome F. Davies prima di perdere la sanità mentale.

2) Il piccolo Stefan prende il treno:  il fulcro della trama è il trauma vissuto da Stefan dopo la morte della madre. Ma se riusciste a tornare indietro nel tempo, Stefan potrebbe ritrovare il peluche che ha fatto ritardare la madre e prendere con lei il treno… delle 8:45. Già. Il destino non è clemente, il passato non viene migliorato e a morire sono sia la madre che il piccolo Stefan. Questa scelta si ripercuote anche sul futuro di Stefan, dove a morire sarà anche la versione futura del ragazzo, durante una seduta della Dott.ssa Hayes. A mio parere, il finale migliore.

3) La maledizione del bivio: È possibile far uscire Bandersnatch ed ottenere 5 stelle su 5 come valutazione dal quell’antipatico ragazzino in Tv. Solo che il successo del videogioco e di Stefan durano davvero poco e il carcere gli tocca ugualmente. Facciamo poi un incredibile salto nel futuro e vediamo che a progettare l’intera struttura interattiva della puntata è Pearl Ritman, la figlia di Colin. Purtroppo per lei, anche la progettazione dell’episodio non è facile e priva di intoppi e la rottura del computer/rovescimento del té sulla tastiera è immancabile. La “maledizione” di Jerome F. Davies sembra quindi non essersi interrotta.

 

Netflix? (Spoiler come se piovessero)

La psicosi di Stefan raggiunge il suo picco quando il protagonista caaapisce che le sue decisioni  non sono proprio del tutto sue.  A questo punto chiede un segno a noi utenti, che dovremmo decidere principalmente tra tre possibilità: Simbolo del Bivio, P.A.C.S e… Netflix? Già. Possiamo rivelare al protagonista di essere all’interno di una serie Tv. Alla faccia della rottura della quarta parete (ma anche quinta, sesta e tutte le pareti che volete).

Black Mirror: Bandersnatch

 

4) Kung fu Stefan: dopo aver rivelato al signor Butler di essere controllato da gente del futuro, Stefan viene portato, giustamente, dritto dritto dalla psicologa. Quando però la dottoressa chiede di rendere la seduta più interessante, e voi state temendo/sperando (a seconda dei vostri gusti) che la cosa possa degenerare in una scena porno, Stefan getta il contenuto bollente di una tazza in faccia alla dottoressa e, dopo la nostra ultima scelta, può dar vita a un lungo combattimento corpo a corpo. La Haynes, armata di manganelli futuristici (che Vedova Nera scansate) viene poi aiutata dal padre del protagonista che, dopo aver ricevuto delle sonore mazzate, riesce a condurre Stefan fuori dallo studio. Poco prima di uscire, Stefan urlerà contento di essere fiero di aver rovinato alla dottoressa la giornata con il suo amico dal futuro (ovvero noi).

5) Staccah, staccah: ultimo finale (proprio per importanza perché è piuttosto terribile) è quello raggiunto, similmente al precedente, nello studio della dottoressa Haynes. Se al posto della lotta furiosa viene scelto “Fuggi dalla finestra” infatti vedremo Stefan tentare di aprire la finestra e fallire. Suono di una campanella, allargamento di camera, e capiamo di star assistendo alle riprese di una serie Netflix su un set allestito. Un’assistente alla regia rimprovera Stefan, che in realtà è un attore di nome Mike, per non aver seguito il copione. Era tutta una finzione e l’attore si era troppo compenetrato nel personaggio. Fine.

Black Mirror: Bandersnatch

Come ogni cosa, la verità sta un po’ in mezzo. L’idea, la realizzazione tecnica, la recitazione sono davvero tutti elementi ottimi. Kapolavoroh no, ma prodotto di qualità sì. D’altro canto qualche finale, i buchi di trama e le forzature stridono abbastanza con quell’idea nostalgica che abbiamo di Black Mirror ma che, purtroppo, la Zia Netflix ha un po’ corrotto. Skifoh no, ma “Sta scena non ha senso”.

Detto questo, bimbi belli, tantissimi auguri di buon anno. Ci si becca l’anno prossimo, con tantissimi nuovi articoli!

 

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Gaetano Sinatra

 

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