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Asia Argento si fa Gesù Lesbo in un rito blasfemo

Al Torino Film Festival Asia Argento si scatena in un rituale dionisiaco. La discussa performance prevedrebbe una coreografia di movenze tra il sacro e il profano, una voluttà incontrollabile e un paio di emblemi cristiani. Segni della croce fatti alla rovescia e ostie.

Asia Argento, statuaria al centro di un drappello di donne, si proclama sacerdotessa del culto femmineo nonché “Lady Lesbian Jesus”. Legge quella che potrebbe essere una bibbia nera, cadenzando ogni parola per creare il ritmo della danza di otto fanciulle. Così agghindate paiono delle vestali in preda a deliri orgiastici. Con l’ovvia conseguenza di far arrabbiare i cattolici che non hanno affatto apprezzato la blasfemia dei gesti e delle parole.
Il fondale rosso sangue rievoca il più celebre film del padre, ma serve soprattutto a sancire la passionalità del momento. Un momento di transizione all’interno di un rituale di purificazione femminile. Le donne, recita la Argento, devono fare i conti con tempi pericolosi, arroganza e tribolazioni. Ecco quindi che l’eclettica artista e il suo amico regista Bertrand Bonello mostrano un tutorial su come espiarsi dal peccato del patriarcato.

“Grazie per aver partecipato e riportato a noi e con noi la Santa Luce!” – Asia Argento

Ad accoglierla in sala solo il pubblico, esaltatissimo. Perché proprio non ne ha voluto sapere di incontrare i giornalisti, la mistica Asia, ancora fresca di diatriba con mezza stampa italiana per non aver creduto alle dichiarazioni circa le presunte molestie subite da Weinstein.

E forse la performance, in parte, è rivolta proprio a loro: i superstiti di un maschilismo made in Italy che penalizza le donne artiste.

Nei giorni successivi, non a caso, Asia ha portato avanti la querelle su Twitter dichiarandosi “in sciopero contro la stampa italiana.”

Ecco spiegato tutto!

Ma al di là dei riferimenti personali, la performance nasce dall’idea di suscitare reazioni, turbare gli animi, veicolare un messaggio egualitario: noi, donne, ci riappropriamo del nostro corpo, del suo significato sacro e insieme sessuale e ci liberiamo dal giogo sociale. La liturgia è presa in causa per essere disassemblata e riassemblata in qualcosa di nuovo, una religiosità corporea e vaginale.

Un po’ come Rufus Wainwright fece con la sua canzone “Gay messiah”, malinterpretata fin dal principio da una vasta ala del pubblico cristiano (e non senza una certa malizia.) Il cantautore in quel caso non voleva dileggiare la figura di Gesù quanto costruire l’allegoria di un mondo dove i gay avessero gli stessi diritti degli eterosessuali, compreso un Salvatore tutto loro. Ovviamente venne tacciato di satanismo.

Una cosa però va rimproverata alla Argento e a Bonello, ed è quella di aver usato, per parlare di qualcosa di attuale, un linguaggio oramai vecchio, compassato, al limite del kitsch.

Quest’ingenuità, perdonabile ai primi avventori della video arte e della performance estemporanea, diventa insostenibile alle soglie del 2018. L’effetto collaterale è immediato e lampante: è impossibile prendere sul serio i propositi, pure lodevoli, che sostengono il progetto.
Vedere donne che scimmiottano un rituale sciamano totalmente decontestualizzato, ululando e battendosi il petto, oramai fa più ghignare che riflettere, viste e considerate le numerose derive trash che iniziative e manifestazioni per i diritti civili hanno preso.

Ci vuole un linguaggio nuovo per temi nuovi, che sia meno goffo e affetto da sensazionalismo.

E a noi Trabalho de concentraçao”, più che un atto artistico liberatorio e fuori dagli schemi, è parso un remake in chiave biblica di “Uomini con piedi con patate” di Amikristi Kristi, un vero capolavoro del trash youtubiano.

Quali sono, invece, i vostri sentimenti a riguardo? Comprendete la follia di Asia o siete del partito di quelli che la manderebbero a lavorare in miniera un mesetto buono?

Noi, intanto, ci rivediamo settimana prossima per altri cinque minuti di beneducate frivolezze.
Il vostro Roberto Lunelio, alias @TonyStark.

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