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L’Amica Geniale – La Recensione della Serie TV | Violetta Rocks

L’Amica Geniale. Se ne è parlato tantissimo. L’ho vista con mia nonna, e ho studiato con piacere le sue reazioni in previsione di questa mia recensione. Perché anni fa ci siamo lette tutti e quattro i libri di Elena Ferrante e perché ho voluto vedere queste nostre generazioni a confronto. Insomma, immaginatevi una signora con una certa età che si sforza per leggere i sottotitoli, e ci riesce. E segue con attenzione una storia che parla di povertà, di miseria, di terrore ma anche di lotte sociali, di riscatto attraverso lo studio; l’amore per i libri.

La trama giro attorno l’amicizia di Lila e Lenù, e di questo fantomatico Rione di Napoli dove la vita scorre tra sussurri, urla, pettegolezzi, disperazione, chiusura mentale. Lila e Elena sono due bambine brillanti ed intelligenti, soffocate da una povertà ed ignoranza che tarpano le ali di Lila, costringendola a lavorare ed abbandonare le sue ambizioni di studio. Elena invece andrà avanti, distinguendosi negli studi ma covando una latente invidia e senso di inferiorità dei riguardi di questa sua amica intelligente, sveglia, indipendente: “l’Amica Geniale”.

Tanti lo hanno trovato lento. Io penso invece che i tempi narrativi di questa serie tv siano TUTTO. Non ho spavento di utilizzare il maiuscolo, ma è proprio il ritmo volutamente rilassato che la valorizza e caratterizza. Le parole utilizzate, i dialoghi giusti, gli sguardi sembrano quasi accompagnare i pensieri dei personaggi senza quindi ricorrere ad una narrazione teatrale e didascalica che introduca forzatamente lo spettatore in un mondo apparentemente lontano come quello del Rione. Anzi, veniamo direttamente introdotti nella storia, con dialoghi in dialetto stretto e una fedele ricostruzione storica e scenografica. Ad accompagnarci, la voce narrante di Elena adulta (Alba Rohrwacher) che collega paragrafi e scene della storia.

Come la Musica ci insegna, le pause sono tutto. E quindi, come mai non si riescono più ad apprezzare il silenzio e una narrazione che si prende il suo tempo? Perché questa foga del “vedere accadere”, del “rush”. Eppure nel Rione succedono tante cose, la tensione è palpabile, le storie famigliari e gli intrighi sono la colonna sonora portante di questa composizione corale. La riuscita principale si regge sulla Recitazione qualitativamente molto alta di tutti gli attori, e vi è un perché molto semplice.

Il dialetto è la lingua del cuore. La lingua della nostra anima, quella con cui si cresce. Utilizzarla in recitazione aiuta a trovare quella verità interiore che al Cinema ti permette di bucare lo schermo. A lezione, il mio insegnate Ennio Coltorti spesso ci consiglia di studiare i monologhi prima nel nostro dialetto, per trovare le intenzioni. E poi in italiano. Quindi nell’ “Amica Geniale” io ho trovato la verità di chi mi sta mostrando questa storia. Non ho trovato nessun attore sbagliato o stonato in questo coro disperato di miseria e chiusura.

E per il Cinema italiano, o Fiction come preferite questo è un momento storico per la recitazione, gli attori, la qualità e la voce della verità espressa da questo mestiere.

Arianna

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