FANTASCIENZA

ALITA | Angelo della Battaglia | Recensione

Salve buongiorno e benvenuti io sono Violetta e questo è un nuovo articolo. Oggi voglio parlarvi di un film che mi avete chiesto e che ero particolarmente intenzionata a vedere. Alita Angelo della Battaglia.

(Guarda QUI la video recensione)

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CHI È ALITA

(Alita rappresentata nel manga)
(Alita rappresentata nel manga)

Alita è l’adattamento cinematografico del celebre manga scritto e disegnato da Yukito Kishiro e pubblicato tra il 1990 e il 1995. Forse non sapete che il manga in Giapponese si intitola “Gunnm” ovvero la contrazione di “Gun’s Dream“, “il sogno di una pistola” perché nel progetto iniziale Alita era un agente con armi da fuoco e Alita in realtà si chiama Gally, ma titolo e nome della protagonista sono stati cambiati per risultare più appetibili alle orecchie del pubblico occidentale ed è per questo che da “Gunnm” abbiamo “Battle Angel Alita” in America e “Alita Angelo della Battaglia” in Italia. Ma il manga non si è concluso nel ’95 infatti ha avuto un seguito “Alita Last Order” iniziato nel 2001 e ripreso dal 2011 e “Mars Chronicle” iniziato nel 2014 e ancora in corso di pubblicazione. 

PRODUZIONE

(James Cameron e Robert Rodriguez. Foto di Rico Torres)

Inizialmente James Cameron, venuto a conoscenza di Alita grazie a Guillermo del Toro, aveva deciso di iniziare il progetto, ma si è ritrovato con molti progetti tra le mani (tra cui il sequel di Avatar) a cui ha deciso di dare la precedenza e così ha chiamato Robert Rodriguez e gli ha chiesto di dare una sistemata alle sue 186 pagine di sceneggiatura e 600 pagine di note. Cameron è rimasto soddisfatto della revisione di Rodriguez e ha deciso di affidargli la regia. Quindi il dream team è diventato James Cameron, la sceneggiatrice di Shutter Island, Laeta Kalogridis alla scrittura e Robert Rodriguez alla regia.Forse non sapete che il personaggio di Max Guevara, ovvero Jessica Alba nella serie del 2000 Dark Angel, creata proprio da Cameron, è ispirato ad Alita. 

LA REGIA

(Four Rooms 1995)

Rodriguez lo conosciamo per essere il pupillo di Quentin Tarantino, nonché un regista che ha una chiave stilistica molto definita ovvero quella pulp. Di suo potreste aver visto l’episodio di Four Rooms con Antonio Banderas (a mio gusto il più bello dei quattro che compongono il film) oppure quello che è diventato un cult del cinema trash-grottesco per molti, Dal Tramonto all’Alba, C’era una Volta In Messico, Sin City, co-diretto con Tarantino, Grindhouse Planet Terror, Machete, Machete Kills, insomma avete inquadrato lo stilema di Rodriguez: sangue che schizza da tutte le parti, teste mozzate volanti, situazioni oltre il grottesco, condite di un trash voluto in un tripudio di splatter. In realtà ha diretto anche Spy Kids 1, 2 e 4, ma l’affitto bisogna pur pagarlo. Essendo Alita una grande produzione destinata al cinema mainstream, ha dovuto dosare parecchio i “ghirigori” grotteschi alla Rodriguez e quindi il suo stile in questo film é molto mitigato, ma si può riconoscere il tocco, come se avesse messo la sua firma qua e là. Quindi qualche cosuccia mozzata e volante non mancherà. Secondo me se siete fan accaniti di Rodriguez e vi piace da matti il suo stile e vi aspettate che lo esprima in tutta la sua purezza, potreste rimanere delusi, ma se siete di quelli che bello tutto ma un po’ meno, allora potreste apprezzarlo molto di più.

IL CAST

Alita è interpretata in Motion Capture da Rosa Salazar che potreste aver visto nel secondo capitolo di Divergent, nel terzo di Maze Runner, in American Horror Story o nel recente Bird Box su Netflix. Christoph Waltz è il dottor Ido Dyson, poi ci sono Jennifer Connelly e Mahershala Alì nel ruolo dei villain (rispettivamente Chiren e Vector), Ed Skrein visto di recente nel candidato agli Oscar Se La Strada Potesse Parlare è il cacciatore di taglie Zapan, Jackie Earle Haley (il Rorsharch di Watchman) è anche lui in Motion Capture il temibile Grewishka, di difficile identificazione sempre a causa della motion capture sarà Michelle Rodriguez nel ruolo di Gelda l’addestratrice di Alita e infine forse i più giovani conosceranno Keenan Johnson, nel ruolo dell’amico di Alita Hugo, da Nashville e Notorious. In realtà manca un nome enorme a questa lista, ma non ve lo dico o vi rovino un momento emozionante del film. Una cosa è certa, lo rivedremo in un ruolo importante nell’eventuale seguito di Alita.

TRAMA

Il dottor Ido è un medico che ripara e assembla protesi meccaniche e corpi cyborg. Un giorno, cercando vecchi pezzi di ricambio, trova in una discarica la testa e il mezzobusto di un cyborg e accorgendosi che può essere riparato, lo porta con sé nel suo studio. Assemblandolo con un nuovo corpo, Ido ridarà la vita ad Alita, un cyborg con l’aspetto di un’adolescente. Alita è curiosa e desiderosa di conoscere il mondo, ha un carattere testardo e determinato e presto scoprirà di avere dei ricordi di un passato in cui è racchiuso il segreto della sua identità. Cercando risposte su sé stessa, Alita farà nuove esperienze sempre più intense e dovrà scontrarsi con quello che apparentemente sembra essere un traffico illegale di pezzi di ricambio per i cyborg campioni di rollerball, ma ben presto inizierà a rivelarsi qualcos’altro.

PUNTI DI FORZA

  • La regia, perché mostra il lato più maturo e tecnico di Robert Rodriguez che ha saputo tirar fuori tutte le sue capacità al servizio di un film difficile da girare avendo più di un personaggio completamente ricostruito in computer grafica e amalgamati tra gli attori in carne ed ossa.
  • L’estetica cyberpunk che ho trovato ricercata ed elegante come quella di Ghost in The Shell.
  • I “costumi” di Alita. In generale per i personaggi femminili i costumisti hanno un’interessante varietà di scelta più che per i personaggi maschili. A seconda della tipologia di film, si gioca quindi sul creare abiti unici e degni di nota. Qui Alita essendo una cyborg più che indossare abiti, indossa letteralmente corpi differenti. L’abito diventa quindi per lo più un accessorio mentre il vero costume è il corpo stesso. Non è facile riuscire a gestire i cambi di corpo come i cambi d’abito eppure è stato fatto davvero un ottimo lavoro, riuscendo a rendere attrattivi come potrebbe esserlo un particolare abbigliamento, tutti i corpi di Alita che “cambia pelle” man mano che l’evoluzione del suo personaggio procede e il suo carattere si forma.
  • In molti altri film perlopiù americani siamo abituati a vedere un utilizzo smodato delle armi da fuoco, molto spesso portato così all’estremo da abbrutire le pellicole e certamente Rodriguez ne ha ampiamente abusato in molte delle sue pellicole. Però Alita, non portandosi dentro l’animo western americano, ma se volgiamo più quello del guerriero samurai giapponese, abbiamo in questo film una totale assenza delle armi da fuoco, giustificata da sceneggiatura e la presenza delle arti marziali imbastardite da una lotta più street, più libera ma a tratti molto coreografica, il tutto reso ancora più elegante dall’utilizzo delle lame delle spade, che fa molto samurai appunto, ma non mancherà anche la componente meccanica cyberpunk con svariati congegni che ricordano quasi delle rimodernate macchine di stampo medioevale. Scelta interessante che ha completamente eliminato la “volgarità” dell’arma da fuoco, rendendo gli scontri spietati, letali ma più strategici, più vividi grazie al corpo a corpo e più interessanti da seguire. Non mancano i rallenty durante i suddetti scontri, che evocano una sensazione quasi biblica collegandoci al concetto di Angelo della Battaglia. Vediamo infatti la maggior parte dei rallenty proprio quando Alita sta per abbattersi su un nemico ed infierire un colpo finale, spesso mortale e sembra appunto di vedere una sorta di personificazione non di un Angelo ma più volendo di un Arcangelo Michele, principe delle milizie celesti, spietato guerriero alato che guida l’esercito degli angeli di Dio contro Satana.
  • La cgi è spettacolare. Almeno ad oggi è incredibilmente pazzesca, dopo poco dimentichi che Alita non è un’attrice in carne ed ossa nonostante abbia due occhi enormi. Passi da gigante con anche con la motion picture che se in Avatar mi sembrava ancora insufficiente per riuscire a trasporre le emozioni umane in tutta la loro unicità, qui siamo avanti anni luce e le espressioni furenti da guerriera di Alita sono molto comunicative e credibilissime. Azzardo una possibile candidatura a migliori effetti visivi agli oscar 2020.
  • Lo sport del Motor Ball mi ha ricordato tantissimo, il Roller Derby (uno sport molto simile ma senza l’elemento della palla), che ha fatto da protagonista in un film mitico, iconico, che se non l’avete visto recuperatelo immediatamente, diretto da Drew Barrymore ovvero Whip it del 2009. Un film spiccatamente girl power in cui squadre di donne con i contro coglioni si sfidavano in velocità e strategia schizzando con i loro pattini e sgomitanto brutalmente le avversarie su piste circolari. Nel caso di Alita il Rollerball richiama il film omonimo del 1975, ma a me ha fatto pensare anche Whip It.

ALITA

(Alita in una scena del film)

Alita è un personaggio che conquista. Il contrasto tra i suoi grandi occhi che la rendono tanto adorabile, con il suo carattere da autentica combattente mi è piaciuto moltissimo. Inizialmente lei non sa quanto in realtà ci sia nel suo dna di marziale, ma lo esprime perché praticamente ogni volta che vede qualcosa di brutale come il Motor Ball o i braccatori e simili, si esalta. Mentre in Ghost in The Shell, Scarlett Johansson viveva il dramma di essere stata trasformata in una macchina da guerra, Alita fa un passo in più per gli stereotipi di rappresentazione femminile. A lei piace combattere, non vede l’ora di esprimere il suo potenziale, gode nella vendetta, nell’erigersi a giustiziera, il suo è lo spirito di un leader e la soddisfazione che vediamo sul suo volto quando guerreggia e uccide i nemici, le danno una sinistra e terribilmente affascinante aura da villain, nonostante sia l’eroina del film e agisca nel bene. L’ho trovata una sfumatura davvero unica coronata dalla scena iconica, di cui vediamo un momento nella locandina, in cui usa il sangue per farsi i segni sotto agli occhi che in alcuni sport come il football si fanno per diminuire il riverbero del sole negli occhi quando si punta la palla. Altra caratteristica insolita per un cyborg, anche se non è un robot, che venga rappresentato con una gamma di emozioni così variegate e soprattutto che hanno una tale intensità. Alita vive la emozioni in modo molto intenso, in alcuni casi lancinante e il timore nei suoi confronti, ma anche il fascino sta nel fatto che a differenza degli esseri umani e dei personaggi intorno a lei, lei le esprime senza alcun filtro. La vediamo combattere con un ira brutale, sbattere i bugni accartocciando un tavolino di metallo quando Ido le vieta una questione che le sta a cuore, ma anche piangere più volte di rabbia o di dolore e amare smodatamente offrendo letteralmente il suo cuore a chi ama. Questo suo modus operandi in alcuni momenti è quasi cringe, ma solo perché non siamo abituati a vedere rappresentata una ragazza che è anche un cyborg in un ruolo così tanto dominante ed espressivo, difatti Mira in Ghost in The Shell ricalca invece più lo stereotipo del cyborg potente ma algido. Alita grida molto in questo film. Grida ogni volta che vuole esprimere la sua rabbia. Ho apprezzato molto la scelta di farla gridare in modo selvaggio e primitivo. Di solito le grida femminili vengono interpretate quasi come se fossero un acuto canoro, invece qui abbiamo proprio una voce che scava in un timbro primordiale e che fa venire i brividi. Il personaggio di Alita mi ha proprio dato una soddisfazione incredibile. Mi è piaciuto tantissimo. Una vera furia con mille sfaccettature, con una tenacia unica e che non teme le emozioni ma anzi le usa come carburante per rialzarsi in piedi dopo una sconfitta.

I VILLAIN

Nel film abbiamo ben tre villain, ma nessuno dei tre sufficientemente efficace, per il semplice fatto che nessuno dei tre è il vero villain, nascosto dietro le identità di Chiren, Vector e Grewishka. In questo film, rincorriamo l’identità e le motivazioni che spingono il vero villain ad agire, senza riuscire a inquadrarle del tutto, sono una preparazione a ciò che verrà. Nonostante tutto Mahershala Alì, così anche come Jennifer Connelly, sono abbastanza sprecati nei ruoli che hanno, soprattutto Alì riesce sempre a farsi notare, qualsiasi cosa faccia perchè il suo volto, la sua espressività, il suo carisma sono così vibranti che non puoi non apprezzarlo comunque. Rimangono però tutte pedine in mano a Nova, il villain misterioso. Grazie all’aspettativa di scoprire chi sia la diabolica mente dietro un piano ancora non del tutto rivelato, non si percepisce il fatto che i tre villain non siano memorabili.

PUNTI DEBOLI

Il film non è perfetto, infatti alcune battute della sceneggiatura lasciano un po’ a desiderare, ma sono quelle classiche battute da film mainstream che in una minima quantità ci devono stare. Non ho ben capito il ruolo dell’infermiera Gerhad, che affianca costantemente Ido. Il fatto è che non parla mai, ma è sempre presente e ha più di un piano dedicato, come se la sua presenza dovesse dirci qualcosa. Risulta un personaggio molto misterioso, anche perché oltre a questo non ha neanche un aspetto anonimo per il quale capisci che si tratta di un personaggio funzionale e basta. Sono rimasta con il dubbio. Dobbiamo scoprire di più su di lei oppure era effettivamente solo un personaggio di contesto? Non lo so. Forse chi ha letto il fumetto lo sa già.

Alla prossima recensione!

V. Rocks

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